8
Ago 16

Antica leggenda sul diluvio delle isole caraibiche

Gli indiani Taino, che hanno abitato le isole dei Caraibi per millenni, raccontano una storia circa l'origine del "mare". Eccone una sintesi:

"All'inizio dei tempi, prima che la terra fosse circondata dal mare, in un luogo chiamato Zuania (Sud America), c'erano quattro grandi montagne. Una di queste montagne era stata chiamata Boriquen, Terra di uomini coraggiosi. Nel villaggio di Coabey sul fianco di quella montagna viveva un vecchio, Yaya, con la moglie, Itiba, e il loro unico figlio, Yayael. Yayael era un cacciatore esperto."

Mentre Yayael era a caccia, una grande tempesta colpì il paese e i suoi dintorni e così Yayael non fece più ritorno a casa. I suoi genitori lo cercarono, ma senza alcun risultato. Per onorare il loro figlio, Yaya e Itiba "con grande reverenza collocarono l'arco e le frecce di Yayael in una grande zucca, poi Yaya si sedette accanto alla moglie e pianse con lei."  Un giorno, mentre gli altri ragazzi del villaggio stavano giocando con la zucca, questa cade fracassandosi sul pavimento, scatenando così una tremenda alluvione:

“L'acqua prese a schizzare fuori dalla zucca rotta. Il rifugio di Yaya e Itiba fu immediatamente inondato. Un'onda torreggiante spazzò via i ragazzi fino ai margini del villaggio e li lasciò senza fiato a tossire ai piedi degli abitanti del villaggio.
I ragazzi dissero che l'acqua sapeva di sale, proprio come il sale delle lacrime versate per Yayael.
Ma l'acqua continuò a versarsi e a sgorgare dalla zucca spezzata come una fontana infuriata. Un torrente ormai correva lungo il sentiero verso la valle sottostante. Dilavò i campi degli abitanti del villaggio e spazzò via alberi e massi. Pesci di tutte le dimensioni, colori e forme immaginabili saltavano fuori dalla zucca e venivano trascinati dalla corrente: pesci grandi, pesci piccoli, anguille, calamari, squali, meduse e ogni sorta di creature marine nuotarono fuori dalla zucca, andando a riempire l'acqua salata di vita.
Gli abitanti del villaggio si riunirono in alto, sulla cima della montagna, a guardare come le acque erano aumentate fino a coprire Zuania. Quando finalmente l'acqua smise di aumentare e il loro vecchio villaggio si trovava ormai in profondità sotto il mare, videro che la montagna era diventata un'isola, circondata dalla vita infinita del mare. Gli abitanti del villaggio si vestirono a festa e fecero celebrazioni con musica e balli. Sapevano che non avrebbero mai più avuto fame finché c'erano pesci nel mare. Yayael, il grande cacciatore, aveva nuovamente provveduto al suo villaggio.
Ed è così che ebbe inizio il mare.”

26
Giu 16

Testi in paleo-sanscrito ci parlano della risonanza ad infrasuoni fra sole, terra e giove con la Grande Piramide

Fonte: http://www.human-resonance.org/mediterranean.html

Autore: Alex Putney

I testi in paleo-sanscrito di cui trattiamo originano da Malta e da Caria (VV)

Ci sono tracce distinte che ci portano all'origine di tutti i geroglifici antici che stanno emergendo dalle profondità di enormi sistemi di gallerie e grotte sotterranee e dagli strati di terreno che vi si sono depositati sopra 10.000 anni fa. Accurate ricerche sui resti organici lasciati dalle culture paleolitiche di ogni zona abitata rivelano un'enorme creatività artitica che ci consegna un modo di vedere il mondo profondamente scientifico, eloquentemente espresso in passaggi di pittura pittografica che soltanto ora siamo in grado a comprendere nel contesto che le è proprio.

Soltanto negli ultimi decenni le molteplici incredibili scoperte archeologiche nella regione del Mediterraneo ci hanno fornito squisiti esempi di creazioni artistiche inscritte, che presentano delle prospettive spirituali di quell'era così lontana.  Stando a questi testi, lo status di risonanza infrasonica del sole, della terra e di giove erano direttamente connessi con la grande piramide, costruita dagli ingegneri di Atlantide aprossimativamente 73,000 anni fa.

Le analisi effettuate sul modello di distribuzione globale di antiche piramidi, megaliti e siti sacri in ogni parte del mondo hanno rivelato il loro specifico allineamento in conformità con i fuochi delle onde stazionarie lineari trasdotti dalla grande piramide nella frequenza gamma ultra-bassa del battito cardiaco umano.  Questo complesso allineamento vale anche per le geoposizioni di tutti i siti abitativi paleo-sanscriti scoperti finora nella regione del Mediterraneo, in particolare sull'isola di Malta e nella vicina Calabria.

La risonanza infasonica planetaria (Planetary infrasound resonance) è focalizzata dalla Grande Piramide in bande radiali agli intervalli della serie di Fibonacci, mappata come sferica utilizzando la funzione quadratica [Zn + 1 = Zn2]. La banda a infrasuoni della risonanza è centrata ad una distanza dalla Grande Piramide che è il 4,5 % della circonferenza terrestre ed influenza il vulcano Etna in Sicilia, ma induce anche la combustione spontanea di dispositivi elettrici nella vicina Messina (in rosso, in alto).

Le isole di Malta e Gozo (sopra, 36.10°N 14.10°E) sono localizzare a 1,091 miglia dalla Grande Piramide, una distanza del 4,4% della circonferenza della terra. Queste isole sono famose per una rete di  camere sotterrne perfettamente squadrate ed un sistema di tunnel interconnessi che si estendono per molte miglia sotto la roccia calcarea. Enormi volte in pietra contenenti resti scheletrici insoliti attestano l'esistenza di tecniche di miglioramento genetico utilizzando infrasuoni concentrati durante lo sviluppo del feto, il che riflette una forte cultura materna in cui l'energia femminile è stata riconosciuto come la forza creativa pimigenia, come esemplificato anche in una iscrizone della Grande Piramide.

Tra le diverse pietre e tavolette di ceramica incise trovate su questa piccola isola del Mediterraneo e sui suoi scogli al largo, solo una è oggetto di un video online. La tavoletta di pietra di forma ovale è piuttosto piatta, molto dura e presenta 20 glifi separati in 5 linee di testo che possono essere letti da sinistra a destra e dicono: karaha ris si ha ris si kar Indra vai-as-va ris-as ma si tridasa dura i asu va-as. La traduzione della tavoletta, secondo la decifrazione di Schildmann, è una lamentazione (sopra) :

Creatore, diminuendo la tua presenza, riducendo interamente la tua azione su Giove,
stanno diminuendo anche le tue 30 risonanze, pertanto l'istinto di sopravvienza si trasfomerà in malevolo.

Questa affermazione si ripete con lo stesso lamento, come una profonda eco che ritroviamo in tutte le numerose raccolte di materiale arcaico sanscrito, opere che ci giungono dal Paleolitico, scoperte in tutti i continenti del mondo e, più esplicitamente espressa, in migliaia di testi in pietra provenienti dall'archivio della Grotta dell'Illinois. Il creatore (o creatori) della tavoletta di pietra di Malta offrono una terminologia esatta della scienza vedica per specificare un concetto avanzato, legato alla funzione degli infrasuoni della Grande Piramide che, tuttavia, la maggior parte del pubblico non conosce.

La più grande collezione di artefatti paleo-sanscriti conosciuta della regione del Mediterrano è stata scoperta accidentalmente in Calabria nel 1971, nel paese di Girifalco, che si trova su una collina nella Valle della Caria. Un prolungato diluvio avvenuto in quella zona aveva causato una grave erosione, con conseguenti frane e spostamenti di terreno, il che ha consentito la scoperta di antiche reliquie, che sono diventate un complemento intrigante e misconosciuto dalla storiografia ufficiale della regione della Caria.

Gli antichi resti sono stati rivelati dagli strati di terreno che erano stati strappati come ferite aperte sul terreno e sono stati trovati da una delle prime persone che è andata a vedere la zona della frana. Un controllo per valutare i danni alle colline degradate è stato condotto da un avvocato locale, Mario Tolone Azzariti, i cui occhi hanno avvistato una scultura in pietra calcarea, una delle tante che sarebbe poi stata dissotterrata dal sito appena esposto. Azzariti recuperò l'oggetto in pietra di grandi dimensioni e, una volta pulito dalla terra rossa, ha esposto la testa di una donna a grandezza aturale, racchiusa in uno strano casco angolare inscritto con pittogrammi del Sole e dell'albero.

Durante tre decenni di perseveranza, di pianificazioni e di scavi, senza aclun sostegno finanziario da parte dell'amministrazione comunale, Azzariti ha recuperato alcune centinaia di articoli, molti dei quali sono iscritti con linee ben definite di testo paleo-sanscrito, che ora sono esposti in un modesto museo a Girifalco. Un tour video del museo presenta decine di asce di pietra, lame, pesi da telaio e sculture figurative, oltre a molte tavolette in ceramica frammentate, oltre a coni e dischi che sono stati faticosamente ricomposti.

Il sito di scavi vicino a Girifalco (38.82°N 16.40°E) dista 1,037 miglia dalla Grande Piramide, o il 4.2% della circonferenza della terra. Questa location procura una efficente ricezione delle onde stazionarie ad infrasuoni utilizzate per rafforzare lo stato di coscienza e fornire energia elettrica costante.

Questa rappresentazione in calcare a grandezza reale della testa di una donna che indossa un casco insolito, mostra caratteristiche tecnologiche. Le iscrizioni confermano la missione psico-acustica di tali elmetti, realizzati in metallo risonante con forme geometriche, che effettivamente concentrano le onde di infrasuoni per una sincronizzazione della ghiandola pineale. Il casco, sul lato destro, riporta la frase votiva: kar kar kar... Adri kar kar kar... adhi -"Lavoro (dell') albero, lavori... (che) sta fornendo" (sopra). C'è un testo complementare inscritto sul lato sinistro del casco: kar kar kar... Svar kar kar kar... adhi -"Lavori (del) sole, (che)... sta fornendo" (sopra).

Queste affermazioni paleo-sanscrite riflettono una consapevolezza della benefica influenza degli infrasuoni degli alberi alti sugli esseri umani, che è preservata anche nelle tradizioni vediche della Siberia, come ad esempio la saga della foresta di Anastasia. La stessa profonda conoscenza della forza della vita è stata espressa dal guaritore conosciuto ai suoi tempi come Gesu, e si trova registrata nei testi esseni in aramaico, che comprendono anche "Il canto esseno della pace".

Eccone un brano:

Ora, nell'ora prima del sorgere del sole, proprio davanti agli angeli della Madre Terra che soffiano la vita nella terra ancora dormiente, tu entri nel Sacro Flusso della vita. E' tuo Fratello Albero che detiene il mistero di questo Sacro Flusso, ed è tuo Fratello Albero che tu abbraccerai nel tuo pensiero, come fossi argilla lo abbraccerai pieno di gratitudine salutandolo, mentre cammini lungo la riva del lago. E tu sarai tutt'uno con l'albero, come abbiamo tutti condiviso il Sacro Flusso della vita che ha dato vita a tutta la creazione fin dall'inizio dei tempi. E, mentre stai abbracciando il tuo Fratello Albero, la potenza del Sacro Flusso della vita riempirà tutto il tuo corpo e tu tremerai per la sua forza. Poi respira profondamente l'aria dell'angelo e pronuncia la parola "Vita" espirando. Poi diventerai in verità, l'albero della vita stesso che affonda le sue radici profonde nel Sacro Flusso della vita che proviene da una fonte eterna. E così come l'angelo del sole riscalda la terra e, mentre tutte le creature della terra e dell'acqua e dell'aria gioiscono nel nuovo giorno, così il tuo corpo e il tuo spirito gioiranno per il Sacro Flusso della vita che scorre in te attraverso il tuo Fratello Albero.

E quando il sole sarà alto nei cieli, cercherai il Sacro Flusso del suono. Nel caldo di mezzogiorno, mentre tutte le creature sono tranquille e cercano l'ombra, gli angeli della Madre Terra stanno in silenzio per un po' di tempo. E' allora che lascerai entrare nelle tue orecchie il Sacro Flusso del suono; esso può essere ascoltato solo nel silenzio. Pensa ai flussi che nascono nel deserto dopo una tempesta improvvisa e al suono ruggente delle acque come scorrevano in passato. In verità, questa è la voce di Dio, se non lo sai, sappilo. Come è scritto, in principio era il suono, e il suono era con Dio, e il suono era Dio. In verità vi dico, quando siamo nati, siamo entrati nel mondo con il suono di Dio nelle nostre orecchie e anche con il canto del vasto coro del cielo, e il santo canto delle stelle nei loro giri fissi; è il Sacro Flusso del suono che attraversa la volta delle stelle e il regno infinito del Padre Celeste. E' sempre nelle nostre orecchie e così non lo sentiamo. Ascoltalo allora, nel silenzio di mezzogiorno; immergiti in esso e lascia che il ritmo della musica di Dio batta nelle tue orecchie finché non sarai tutt'uno con il Sacro Fflusso del suono. E 'stato questo suono, che ha formato la terra e il mondo e ha innalzato le montagne e che ha posto le stelle nei loro troni di gloria nel più alto dei cieli.

Tra le centinaia di reperti paleolitici provenienti dalla Caria, la più grande opera in pietra scoperta presenta una figura femminile con lunghi capelli ricci e un vestito lungo, in piedi, in una posa simmetrica, equilibrata, con una zolla di terra tra le mani. Esce dal terreno come una pianta con le sue foglie, come un simbolo femminile di crescita e fertilità ed è strettamente associata con la bella simmetria delle onde stazionarie risonanti.

Sotto la pianta, il modello del lungo abito presenta una serie verticale di glifi ripetuti, 'kar' sta per 'opere/lavori', che sovrasta il glifo triangolare 'Upama', che significa 'il più alto' e che rappresenta la Grande Piramide. Riferendosi alla funzione di elettro-acustica vitalizzante della piramide, nello schema del vestito della figura si legge : kar kar kar kar kar Upama - "le opere del più alto" (sopra). Lo stesso gruppo di glifi pittografici verticale è inciso su una ascia di calcite cerimoniale dell'archivio della grotta dell'Illinois, che reagisce brillantemente sotto la luce ultravioletta, esattamente come il calcare ricco di calcite della figura della Caria stessa.

Questa scultura esprime visivamente la consapevolezza scientifica e culturale atlantidea del benefico influsso della risonanza infrasonica, migliorando bioelecttricamente il tasso della vitalità, della fertilità e la crescita delle piante, degli animali e degli esseri umani allo stesso modo. Un'iscrizione ruvida sulla parte anteriore della base quadrata della scultura rafforza questa interpretazione del messaggio altamente avanzato espressa in questo tipo di opere d'arte, presentando qui 6 glifi che dicono: mi ha Atma Svar las - "Duminuendo quelli sotto il vostro controllo, il sole splendente" (sopra), identificando così che lo stato di offset della risonanza planetaria sta diminuendo la sua azione benefica.

La texture della superficie e la resa grafica del basso rilievo della pietra suggeriscono che il pezzo non sia stato scolpito da una pietra naturale estratta. Come per molti altri prodotti in pietra di origine atlantidea, questa scultura sembra essere di calcare sintetico, aver ubito una miscelazione, che poi è stato versato e riscaldato da una reazione chimica controllata all'interno dello stampo. La densità esatta del calcare e la composizione possono confermare la sua origine sintetica, mentre la plasticità delle forme suggerisce che il pezzo fosse stato scolpito in argilla e fuso in un semplice stampo in 2 pezzi a perdere.

Le frasi enigmatiche utilizzate dagli scultori atlantidei in Italia oltre 10.000 anni fa, riflettono una prospettiva cosmologica avanzata che si fonde perfettamente con gli antichi inni dei Veda e dell'Upanishad dell'India. Passaggi in paleo-sanscrito sono stati incorporati nella realizzazione di oggetti di ceramica di uso pratico quotidiano.

Le influenze negative della risonanza planetaria sulla coscienza umana sono state espresse in un altorilievo che ricopre le superfici visibili di una scatola quadrata in ceramica con un coperchio montato (sopra). Il manico a forma di fungo del coperchio è inciso con il glifo del Sole, mentre il coperchio quadrato mostra un grande quadrato inciso con linee in quattro direzioni che insieme formano la frase: Svar Indra-as, ovvero "Per il Sole e Giove".

I lati della scatola giustappongono coppie glifi pittografici che continuano la dichiarazione iniziata sul coperchio. Chiaramente denota un conflitto armato tra gruppi umani e conflitti interni tra i sessi, le coppie di glifi indicano: Dhara phala - "spada (vs) scudo", e nara nari - "uomo (vs) donna".

Il retro della scatola di ceramica quadrata presenta un pittogramma in rilievo sotto una chiara linea di glifi (di fronte). Il glifo dominante adhi che significa 'consegnare' è stato invertito e su tutta la lunghezza della sua curva c'è una serie di ripetizioni di coppie di glifi, un punto a significare il numero '1' e una linea che rappresenta il glifo 'come' , che significa 'per'. Così le coppie di glifi ripetono: "per l'uno, per l'uno, per l'uno ... "

In combinazione con la linea di superamento dei glifi, qui si legge: vi su-us mu adhi * as * as * as - "dal ronzio si ferma la consegna per l'uno, per l'uno... " (sopra) . Questa affermazione fa eco ad altri testi della Caria in riferimento all'azione malevola sostenuta dallo stato notevolmente diminuito di infrasuoni di risonanza di ronzio dal Sole e daGiove:

Per il Sole e per Giove: spada contro scudo, uomo contro donna, dal ronzio si ferma la consegna per l'uno...

Intesa nel corretto quadro di risonanza planetaria, questa affermazione profonda identifica con precisione la causa principale di tutti i conflitti nel nostro mondo - dalla lite fra coniugi ai combattimenti e alla guerra fra gruppi e nazioni - come indotta dallo stato diminuito della risonanza a infrasuoni planetaria. La raffigurazione di vapore acqueo che cade come gocce ai lati dell'onda stazionaria del glifo 'consegna', fa riferimento anche alla spessa calotta di vapore acqueo, sospesa in alto nella volta celeste grazie al funzionamento della rete di piramidi. Questo testo fa eco alle dichiarazioni forti della cultura dei discendenti dei Maya,così come conservata e abilmente tradotta dai glifi maya originali in spagnolo e in inglese e recentemente pubblicate ne "La piramide del codice di fuoco" http://www.human-resonance.org/fire_codex.html (in inglese).

L'uomo non vuole quando fa le guerre, ama e raccoglie; è il ritmo dei grandi dei, i pianeti, che agiscono su di lui e gli fanno fare.

Quando l'uomo comprenderà che da solo non può fare niente, alolra potrà imparare a servire gli Dei;

quindi, deve prendere coscienza dei ritmi degli dei.

Diversi altri testi contenenti profonde lamentazioni, conservati nella collezione del museo della Caria, rispecchiano fedelmente i sentimenti enigmatici espressi nei testi dell'archivio della grotta dell'Illinois, Illinois cave archive (in inglese). Una varietà di tavolette in terracotta e mandala sono state recuperati in Caria, la più grande delle quali è stata accuratamente ricomposta da dozzine di frammenti, preservando le preziose iscrizioni che aprono uno squarcio nel nostro passato più remoto.

Abbiamo una tavoletta di argilla rettangolare perfettamente integra che presenta quattro linee di glifi, da leggere da sinistra a destra (sopra), come supportato dall'allineamento sfalsato dei caratteri sul lato sinistro della tavoletta. Nel passaggio votivo si legge:

na akar asu u ma ra ka ma su-us alas-as
ma-as ra asu ka ca aiva-as sita-as asura-as

Non senza azione, la vita, oh stato di concessione,
qualunque sia lo stato del ronzio, per il non brillare, perché è
la concessione della vita, qualunque sia, così per l'eternità, per la bellezza delle divinità.

Ancora una volta, il lavoro di decifrazione di Schildmann fornisce traduzioni chiare per le frasi culturali chiave, che riflettono da vicino anche le iscrizioni su manufatti in paleo-sanscrito rinvenute in altri continenti: tutte si soffermano sulla tematica dello stato di diminuzione della risonanza infrasonica planetaria e sugli effetti nocivi che ha sulla coscienza e sulla longevità.

Un altro tema sanscrito classico, che non può essere adeguatamente compreso al di fuori dei costrutti della tradizione vedica, è la nozione della reincarnazione, che appare su un altra tavoletta di argilla della Caria (sopra). Questa raffigurazione di una scena di caccia con un uomo e un cervo è sormontata da una linea dei tre glifi: amara - "Immortale".

L'antico e diffus0 riconoscimento culturale indigeno della reincarnazione continua di tutti gli organismi viventi, ciascuna secondo il proprio livello di coscienza, riflette una più ampia consapevolezza della trascendenza eterna dello spirito sul corpo materiale. La riga di testo al di sopra dei pittogrammi fornisce una prospettiva spirituale più profonda vedica, nega una visione materialistica della stretta relazione tra cacciatore e preda.

Diversi dischi di terracotta delineati con attenzione con dei mandala ottagonali, che riflettono la struttura dell'onda di risonanza stazionaria e inscritti con quattro serie di glifi, sono ancora leggibili nonostante il passare del diversi millenni. La frase di base recita: karikr kar kar kar - "Rendere omaggio alle opere triple" (sopra, a sinistra). Il disco mandala in ceramica più grande è stato inciso con una lamentazione che riecheggia le altre già viste:

u atha-as vi
ma as Indra vical kar si ra ma-as asu

Oh, per quale altro modo viene? Per questo Giove
revoca l'azione della concessione, per questo c'è vita.

Ulteriori spiegazioni sono fornite dal più grande dei testi del disco mandala, che esprime quattro dichiarazioni chiare per la malignità indotta da una disfunzione della Grande Piramide e le tenebre dello stato attenuato della risonanza planetaria ad infrasuoni che influenza tutto il nostro sistema solare (sopra, a destra):

Il lavoro della grandezza della vita sta garantendo il bene del più alto, ronzando.
Il ronzio della tripla divinità, oh, per l'eternità, garantisce anche la concessione di maledizioni.
Non brillando, l'azione di Giove d'ora in poi, sta diminuendo.
Veloce messaggero, per sempre, per concedere anche opere punitive, creatura di tenebre

Questa frase fa riferimento il pianeta divinizzato di Mercurio, denominato messaggero veloce, perché ha il più breve periodo orbitale intorno al Sole rispetto a tutti gli altri pianeti, con un'orbita siderale corrispondente a 88 giorni terrestri.

Testi in paleo-sanscrito sono delicatamente incisi su molti oggetti in ceramica della Valle della Caria, uno di questi oggetti ha una forma che ricorda le tavole dei nostri giorni e ci fa scoprire il volto splendente del Sole in alto, in altorilievo (sopra). La serie di glifi può essere chiaramente letta da sinistra a destra:

Svar maha su-us asu na-punar-as Indra ta ma pa ra-as
ta Indra i amati mu sa-as ra aiva upama *

Il Sole. Grandi ronzii di vita mai più Giove darà, essendo Signore della concessione,

dando Giove anche splendore, fermando la sofferenza, concede l'eternità, il più alto.

Ancora una volta, vediamo la notevole consistenza del significato complesso espresso da tutti i gruppi atlantidei in questo momento della storia remota, che esprime una profonda consapevolezza della funzione biofonica di tutta la vita e il suo accoppiamento diretto con la risonanza planetaria ad infrasuoni, che era stata esaltata dalla grande Piramide.

Le molte e dolorose lamentazioni sono accompagnate da dichiarazioni più positive, una delle quali era ordinatamente inscritta in un oggetto ceramico che può essere utilizzato come strumento di guarigione dentro camere risonanti (sopra). Le ceramiche sono buoni conduttori di elettricità per via del loro alto contenuto di sabbia (quarzo), ferro e altre particelle di metallo ed erano utilizzate dai guaritori Atlantide per trasdurre infrasuoni di risonanza per amplificare metodi di guarigione, il cosiddetto metodo del qi healing elettromagnetico, ancora oggi utilizzato dagli adepti.

Gli effetti benefici della frequenza del Sole e di Giove dalla tonalità ultra-bassa sono stati scientificamente compresi da questa cultura madre vedica avanzata, che ha capito come migliorare la luminosità del corpo umano attraverso l'eccitazione bioelettrica di cascate di reazione nucleare risonanti resonant nuclear reaction che portano il corpo a brillare in sincronia con il complesso dei movimenti dei pianeti sopra la nostra testa. Gli strumenti di guarigione utilizzati per concentrare l'energia elettro-acustica descrivono questa influenza invisibile direttamente quando si lodano i pianeti e il Sole come divinità di concessione della forza vitale. La lettura da cima a fondo, una colonna verticale di 7 glifi esalta il pianeta Giove con la frase: Indra ma-as amati u su - Per Giove è splendore, oh divinità". Le righe di linee verticali a destra rafforzano il sentimento, ripetendo lo stesso glifo: ra ra ra ra ra - "Concessione, concessione, concessione ..." (sopra).

La semplicità di questa scrittura logografica e la brevità di molti dei testi stessi non smentisce il livello scientifico estremamente profondo di comprensione che ha prevalso tra i popoli di tutti i continenti di Atlantide, che riflette il loro uso quotidiano di dispositivi tecnologici altamente avanzati. Il cultura madre di Atlantide mette in ombra tutti i nostri attuali sviluppi tecnologici, rivelando la fisica della forza vitale.

La raccolta di centinaia di pietre e manufatti in ceramica della Caria, comprende diversi oggetti specializzati che riflettono gli aspetti piuttosto complessi della vita di Atlantide. I principi della fisica della risonanza a tri-frequenza vedici, come applicato nella funzione di progettazione collettiva delle tre piramidi del complesso di Giza (three pyramids), avevano il significato di "opere triple dell'Altissimo" che avevano il potere di rivitalizzare tutta la vita. Più controversi sono i molti testi in paleo-sanscrito che fanno riferimento alla presenza pervasiva di veicoli spaziali nel cielo in quel momento.

I testi di atlantidei descrivono l'azione della tripla opera compiuta dalle piramidi con il glifo che significa "consegna", che di per sé è un pittogramma di un'onda stazionaria (standing wave). Questa interpretazione acustica è confermata dal loro uso altamente specifico del glifo, che era esclusivamente impiegato per descrivere questi tipi di consegna effettuati da onde stazionarie, come la consegna di varie razze umane dalle città sotterranee o la consegna di frequenze benefiche di forza vitale di Giove (Jupiter's), le stesse del battito cardiaco umano.

 

Il più grande manufatto in ceramica della collezione Azzariti è un oggetto a cupola, cavo, con pareti spesse e tre grandi aperture, che assomiglia a alla sommità di un fungo. La forma di tutto il pezzo riflette la struttura 3D di un'onda stazionaria, e ciascuna delle aperture forma il pittogramma di un'onda 2D in piedi.

Le superfici esterne visibili dell'oggetto simmetrico sono coperte anche da molte righe glifi ripetuti, che rafforzano l'interpretazione acustica della forma e funzione dell'oggetto. Gli spazi negativi, formati da tre grandi fori da ritaglio formano una legatura 'simil-adhi', che significa 'per la consegna', mentre molti allineamenti di glifi circolari 'nau' ripetuti scorrono intorno alla circonferenza dell'oggetto, fornendo il soggetto della frase: 'spaziali'. L'oggetto della frase è reso mediante la ripetizione di glifi 'simil-vin', che significa 'Dioscuri'.

Così, secondo la decifrazione Schildmann del paleo-sanscrito, le iscrizioni possono essere lette coerentemente come: nau nau nau adhi-as adhi-as adhi-as as-vin as-vin as-vin - "navi spaziali, astronavi ... per la consegna, per la consegna ... Dioscuri, Dioscuri ... "(sopra). Dioscuri è l'antico nome greco che significa 'figli di Zeus' per i gemelli semidei associati con la storia di Castore e Polluce. Indicati anche come i gemelli eroi, sono stati considerati come i patroni dei marinai, ai quali sono apparsi come il fuoco di Sant'Elmo (incandescenti scariche di plasma). Come pure, i glifi ripetuti 'simil-vin' imitano le formazioni di plasma ad albero di spiriti rossi (red sprites) che erano state raffigurate con la Grande Piramide e le astronavi circolari, entrambe erano profondamente radicate nel sistema di scrittura paleo-sanscrito come i glifi geometrici di base: il cerchio e il triangolo.

Al soggetto delle astronavi si fa riferimento in tutti i testi di paleo-sanscriti dell'archivio della grotta dell'Illinois e in varie altre raccolte dello stesso periodo, che devono ancora essere riconosciute per la loro grande importanza. l progressi attuali nell'interpretazione epigrafica di questi testi permette una visione senza precedenti dell'uso avanzato dei materiali piezoelettrici in questi siti, con lo scopo precedentemente non identificato di strumenti wireless terapeutici che operano come trasduttori di risonanza infrasonica.

L'uso esclusivo di materiali piezoelettrici come l'argilla e le pietre ricche di calcite o di quarzo per la costruzione avanzata di templi megalitici soddisfa la proprietà del cristallo richiesta dalla trasduzione acustico-elettrica. Questi materiali risonanti consentono la levitazione acustica (levitation), impiegando frequenze ultra-basse, e sono stati gli unici materiali utilizzati per le costruzioni monumentali psicoacustiche. Attrezzi sacri di guarigione, caschi psicoacustici, rappresentazioni matematiche di mandala e tavolette con incise frasi votive sono state sempre fabbricate con materiali piezoelettrici risonanti. Ogni espressione della loro lingua scritta riflette chiaramente una consapevolezza globale della forza degli infrasuoni.

Le rappresentazioni pittografiche incorporate in un pezzo di arenaria circolare incisa combinano tre glifi in una frase: nau Indu las - "Astronavi della Luna, splendenti" (sopra). Due linee di glifi sono anch'essi inseriti all'interno di un rettangolo, dicono: kara mu kar kar-as - "Il Creatore sta fermando le opere dal loro funzionamento." Nel giusto contesto temporale di un'epoca buia in seguito al crollo catastrofico dell'elevata civiltà di Atlantide, questa affermazione si riferisce allo stato disfunzionale della rete piramidale globale. Il Diluvio aveva sommerso le piramidi, causando la condizione magnetica di offset polare e la diminuzione della risonanza planetaria dopo molteplici impatti da frammenti di comete (cometary fragments).

I sofisticati processi metallurgici atlantidei coinvolti nella produzione di leghe metalliche risonanti (resonant metal alloys), richieste per le applicazioni di volo spaziale, sono stati identificati nel lavoro del noto canale psichico di Edgar Cayce, le cui letture di una vita passata (past life readings) per Nikola Tesla e i suoi collaboratori hanno rivelato tecniche di base di elettro-trasmutazione a bassa energia. Simili processi di frequenza di risonanza fonica (resonance transmutation) sono stati condivisi in conversazioni del contattista extraterrestre 'Billy' Eduard Meier, che ha pubblicato le conversazioni di contatto (contact conversations) e questo libro è supportato da centinaia di fotografie celebri e registrazioni audio-video.

Il processo di trasmutazione atlantideo dei materiali superduri, leghe supermagnetiche comprese, di ogni elemento sulla tavola periodica ha  incorporato l'intera gamma di frequenze atomiche per la replica della piena struttura armonica dei campi gravitazionali emanati da tutti i corpi planetari. La lingua geroglifica paleo-sanscrita ha direttamente individuato 33 distinte risonanze infrasoniche emesse da tutti i corpi solari e planetari con il glifo 'tridása' per il numero 30 e ha lamentato in ogni parte del mondo, lo stato diminuzione di queste forze invisibili a scapito di tutti i tipi di vita.

L'umanità terrestre perdeva queste conoscenze metallurgiche avanzate insieme con i principi di fisica atomica della risonanza fonica durante gli eventi catastrofici di oltre 12.000 anni fa. E' curioso che i residui metallici (metal debris) del famoso UFO crash di Roswell, New Mexico, nel 1947, mostrano testi paleo-sanscriti che collegano direttamente le moltitudini di veicoli spaziali che transitano per i nostri cieli oggi con le popolazioni sotterranee di Atlantide che hanno mantenuto i loro mezzi tecnologici avanzati fino a questi giorni. La geometria perfetta discoidale di questi veicoli spaziali è stata catturata in un video ripreso a Milano da Antonio Urzi nel 2012 (sopra).

 

Una delle opere in pietra geometricamente più precisa tra le centinaia di oggetti recuperati dagli scavi della Caria mostra esattamente la stessa forma. Crepe e graffi sulla pietra suggeriscono danni recenti e antichi che si sono accumulati nel corso delle migliaia di anni dalla sua realizzazione. C'è sporcizia che non è stata completamente ripulita, nei molti segni incisi si conservano cristalli di quarzo in minuscoli granelli di sabbia che possono fornire un calendario dell'internamento dell'oggetto in situ, usando metodi di datazione a termoluminescenza.

Un lato della pietra discoidale presenta una serie finemente incisa di linee che presentano il ritratto della testa di una figura femminile vista di profilo, parzialmente circondata da sette glifi di testo paleo-sanksrito. Il soggetto del ritratto è molto dettagliato, sapientemente inciso dell'artista paleolitico che ha catturato le caratteristiche del viso distintamente africane di una donna, con un collo gracile e ampi capelli. La linea di superamento del testo fornisce sia l'occupazione della donna e sia il significato dell'oggetto in pietra stesso.

Apparentemente creato come una commemorazione in onore dell'eccellenza del capitano di una nave, il titolo della pietra circolare con 7 glifi recita: u ma-as anam-as las - "Oh, per essere un capitano di brillantezza" (sopra). La parola significa 'las' 'brillante, geniale', ha questo doppio significato implicito collegato anche alla forma dell'oggetto.

La forma della pietra rappresenta specificamente i gusci circolari dei veicoli spaziali antigravitazionali, così luminosi e brillanti, come illustrato dal glifo circolare 'nau', più volte elogiati negli scritti votivi paleo-sanscriti provenienti da diversi continenti, identificati nei testi d'archivio della grotta dell'Illinois come astronavi 'altamente costruite' e 'consegnate dal basso'.

Il rovescio del ritratto della pietra commemorativa mostra quattro glifi audaci che possono essere letti in modo chiaro in formato bustrofedico, confermando che la pietra discoidale è stata prodotta come offerta commemorativa progettata per triibutare il massimo dell'onore ad un eccezionale capitano di uno splendente veicolo spaziale discoidale. A differenza di quelli sulla faccia anteriore della pietra, la coppia di glifi fonetica 'a-nam' per 'il capitano della nave' è data da destra a sinistra in questo testo, come una breve dichiarazione di impegno che recita: upama-as anam - "Per il più alto capitano" (sopra). Ancora una volta, la semplicità del manufatto non nasconde le sue grandi implicazioni tecnologiche.

Le azioni eroiche dei capitani e dei piloti di veicoli aerei e spazialisi ritorvano anche in antichi testi vedici nell'India odierna. Chiamati 'nau-vimana', molte funzionalità altamente avanzate sono attribuite a queste notevoli navi e sono riportate in vividi racconti, ove è descritto che si librano in silenzio, scompaiono istantaneamente o emettono fasci di plasma e bulbi di luce infrasonici, che sembrano fulmini e tuoni.

I riferimenti alle astronavi e la loro replica di risonanze planetarie fragorose sono anche inscritti sulle superfici di manufatti in pietra dove si leggono lodi alla maternità. Una piccola statuetta di calcare ha la forma di una madre che indossa un abito lungo con il suo neonato al fianco sinistro, mentre tiene una piccola figurina con la mano destra (di fronte). I benefici perduti sono lamentati in un testo sul retro del manufatto, in cui si legge chiaramente: raua u ra las nau mi  - "Rombante, oh concessione, lucenti astronavi, in diminuzione" (sopra).

 

I riferimenti scultorei ad astronavi e alle pratiche Kundalini sono anche espressi nei testi inscritti in un paio di teste di pietra della Caria, leggermente più piccole rispetto alla grandezza naturale. La testa a bulbo di una figura maschile con gli occhi molto distanziati, le palpebre un po' chiuse nell'espressione della meditazione, mostra un pittogramma complesso sulla fronte. Mostra il glifo 'astronave', tre onde stazionarie, il glifo 'consegnare' con i numerosi glifi di accompagnamento "tuonanti ", la frase completa recita: nau upama adhi adhi... raua raua...-"Astronave del più alto, consegnando, consegnando..., tuona, tuona ... "(sopra, a sinistra).

La seconda scultura di calcare è di una testa, anche questa incisa con testi di glifi sulla fronte. Le caratteristiche altamente insolite di una figura maschile barbuta --senza baffi-- includono grandi occhi con le sopracciglia che si agitano selvatiche e che sottolineano il glifo della 'consegna'. Più in alto sembra assumere la forma di un casco, nel testo sulla fronte si legge: nau adhi-as - "Navi spaziali per la consegna" (sopra, a destra). A questa breve dichiarazione fa eco un manufatto molto simile dell'archivio della grotta dell'Illinois e che ripete lo stesso insieme di caratteristiche facciali inusuali che possono essere riconosciute solo come l'ibrido umano, il gigante Sasquatch che vive in sistemi di grotte sotterranee.

Anche tra i più controversi manufatti calabresi ci sono antiche rappresentazioni atlantidee di un dinosauro iconico, che è ben noto oggi essere un resto fossile del periodo Giurassico, circa 155-150.000.000 di anni fa. Molte sculture in pietra e ceramica della Valle della Caria mostrano raffigurazioni dello Stegosauro, un erbivoro pesantemente corazzato di circa 30 piedi di lunghezza (9 metri), protetto una lunga fila di scaglie erette di forma triangolare che corrono lungo la colonna vertebrale dal collo fino alla coda a spillo.

Le conoscenze paleontologiche possedute dagli scienziati di Atlantide venivano insegnate ai bambini durante quel periodo lontano rimosso nello stesso modo in cui sono insegnate oggi . Le figurine vengono utilizzate per descrivere l'anatomia delle specie di dinosauro da lungo tempo estinte, quindi può essere proprio questo lo scopo di quelle insolite figurine scoperte da Mario Tolone Azzariti. Questo stesso scopo potevano averlo anche le antiche figurine di terracotta scoperte nel 1944 da W. Julsrudda ad Acámbaro, Mexico, e attualmente esposte in un museo locale e recanti il suo nome. Le sculture in rilievo che adornano il tempio khmer di Ta Prohm raffigurano anch'esse uno Stegosauro, in Cambogia.

In Caria, in una figurina in ceramica e in una scultura in rilievo di granito si combinano le forme di vari glifi in legature pittografiche, per esprimere un intera frase in una singola immagine (sopra). Il corpo dello Stegosauro si presenta sotto forma di onda stazionaria e il glifo della 'consegna' è sormontato da una linea di glifi triangolari ripetuti che significano per 'il più alto', dove si legge: adhi-as upama upama upama upama - "Per la consegna al più alto, più alto, più alto... ". Questo pittogramma è reso anche su un manufatto in ceramica a campana della collezione Azzariti, nelle cui iscrizioni si legge: adhi-as upama upama upama upama upama ma-as si Adri ra ma adhi - "Da consegnare al più alto, più alto, più alto ... per questo c'è il tuo albero che garantisce che c'è" (sopra).

In questo paio di piccoli manufatti in pietra sono state accuratamente formate e incise evidenti file verticali di glifi in paleo-sanscrito. Una scultura in pietra verde levigata è stata incisa con una composizione complessa di molteplici legature che recita : vi ya ya ya kar * kar sam traya upama *  - "Comincia attraverso l'uno, l'uno comincia il lavoro ..., la singolare opera del protettore universale, il più alto" (sopra, a sinistra). Questa selezione di legature può essere letta in qualsiasi ordine senza alterare in modo significativo il riferimento al lavoro spirituale di ogni individuo per bruciare via il karma che si è accumulato attraverso cicli di incarnazioni.

Un punteruolo di diorite nera finemente inciso mostra una legatura simile che riguarda il semplice passaggio votivo: vi * ya * ya kar - "Comincia attraverso l'uno, l'uno comincia il lavoro" (sopra, a destra). Il lavoro spirituale ispirato da questi testi devozionali è diretto verso l'interno e, in ultima analisi, finalizzato alla liberazione dei ricordi di vite passate memorizzati all'interno del subconscio di ogni individuo.

L'uso costante di gruppi di legature complessi da parte di autori paleolitici provenienti da regioni diverse del mondo facilita la loro interpretazione in sede di applicazione della chiave di cifratura Schildmann, che offre una grande ampiezza di riferimenti fonetici per il completamento di traduzioni accurate. I passaggi paralleli e i riferimenti pittografici condivisi da più gruppi di reliquie atlantidee ribadiscono gli stessi messaggi profondi che lamentano la diminuzione catastrofica della risonanza planetaria e le piramidi tonanti, così come la diminuzione delle astronavi che trasportano gli aiuti alle numerose profonde città sotteranee di Atlantide, contenenti i sopravissuti agli impatti cometari che hanno chiuso l'era del Pleistocene.

 

24
Mag 16

L'antica lingua dei Khoisan che fa "click"

https://www.youtube.com/watch?v=W6WO5XabD-s

Se seguite il link qui sopra, potrete ascolare la lingua dei Khoisan da un filmato di Youtube.

I Khoisan, una popolazione indigena della Namibia, probabilmente una volta costituiva la maggioranza della popolazione di esseri umani viventi sul pianeta e questo è durato per oltre 150.000 anni. Il popolo dei Khoisan incominciò poi a diminuire 22.000 anni, ma subì un'ulteriore impennata durante le incursioni in Africa dei colonialisti europei del XVII Secolo.

I nuovi studi effettuati da genetisti pubblicati su Nature Communications, poi ripresi dal giornale Science, hanno rivelato che i Khoisan, che ora contano all'incirca 100.000 persone, sono - da un punto di vista genetico - un gruppo diverso da tutti, perché risalgono ad una grande popolazione ancestrale che affonda le poprie radici in un lontanissimo passato. Il nome 'Khoisan’ si riferisce in generale ai cacciatori e ai pastori di un gruppo etnico che parla un singolare linguaggio pieno di 'click' (link sopra) e, tuttavia, non è il nome con cui questo popolo si riferisce a sé stesso. Storicamente, c'erano due gruppi di persone nella famiglia della lingua Khoisan: i pastori Khoi Khoi ed i San, che erano cacciatori e raccoglitori. Oggi questi due gruppi sono riconosciuti nel loro insieme come i Khoisan.

Khoisan, from the series, Once We Were Hunters

Picture by Paul Weinberg. (Wikimedia Commons)

I Khoisan sono conosciuti per il loro raro linguaggio in cui si sentono tanti click e sono probabilmente stati il gruppo di esseri umani più numeroso in un lontano passato, ma restano geneticamente ben distinti dagli europei, dagli asiatici e dagli altri africani. Alcuni di questi gruppi si sono mossi in migrazione fuori dall'Africa ed hanno popolato l'Europa, l'Asia ed il resto del pianeta nel momento in cui i Khoisan erano la più grande popolazione esistente a quei tempi.

"I cacciatori e raccoglitori Khoisan del Sudafrica hanno sempre percepito sé stessi come il popolo più antico", ha detto Stephan Schuster, un ex Professore della Penn State University, che attualmente lavora nella Nanyang Technological University a Singapore ed è il Direttore di un gruppo di ricerca.

Lo studio ha analizzato 420.000 varianti genetiche fra 1.462 genomi di 48 gruppi etnici. Queste anaisi hanno rivelato che i sudafricani Khoisan sono geneticamente distinti, non solo dagli europei e dagli asiatici, ma anche da tutti gli altri africani.

Anche un'altra ricerca precedente ha suggerito che i Khoisan discenderebbero in linea diretta dagli avi maschili comuni più antichi del genere umano. Uno studio sul DNA degli anni '90, ha rivelato che il cromosoma Y degli uomini San, una delle popolazioni che fanno parte dei Khoisan, condividono certi pattern della variazione genetica che è differente da quella di tutte le altre popolazioni del mondo. Si è teorizzato che i San erano una delle prime popolazioni ad essersi differenziate dagli antenati comuni di linea paterna molto più recenti di tutti gli altri esseri umani esistenti e si stima abbiano vissuto dai 60.000 ai 90.000 anni fa.

I ricercatori hanno ripercorso la storia dei Khoisan ed hanno visto che in passato si sono accoppiati molto poco con altri gruppi etnici ed hanno così preservato la loro unicità genetica.

Webb Miller, Professore di Bioinformatica presso la Penn State e membro del team di ricerca, afferma: "Questo studio e altri precedenti ci mostrano che il popolo dei Khoisan ed il resto dell'umanità moderna hanno condiviso i propri antenati più recenti approssimativamente intorno a 150.000 anni fa, pertanto è stato toalmente inaspettato verificare che questo gruppo apparentemente non si è unito con i propri vicini non Khoisan per molte migliaia di anni. Nell'attuale cultura e nella tradizione dei Khoisan, invece, ora è previsto che il matrimonio avvenga sì tra i gruppi Khoisan, ma risulta anche che dei membri di sesso femminile lascino le loro tribù dopo aver sposato uomini non Khoisan e sembra che questo consuetudine si perpetui ormai già da lunga data".

Una volta i Khoisan ritenevano necessario che gli uomini di un clan sposassero solo le donne di altri clan. I villaggi Khoisan constavano di più di 100 persone che vivevano in capanne a forma di cono. Gli abitanti del villaggio erano uomini dello stesso clan, con le mogli e i figli . I villaggi si unisrono poi in gruppi noti come tribù o orde.

Il popolo che parla Khoisan, come già ricordato, fu decimato dai colonialisti europei, che si impossesarono della loro terra e soppressero la loro cultura. Nel 2012, il Presidente sudafricano Jacob Zumaha ha dichiarato che i Khoisan hannno sofferto molto di più di ogni altro gruppo per la colonizzazione europea. Ecco le sue parole: "E' importante ricordare che il popolo dei Khoisan è stato tremendamente brutalizzato dai coloni, che hanno tentato di portarli all'estinzione, ma anche di distruggere la loro lingua e la loro identità. In un paese democratico, quale è il Suafrica oggi, non possiamo ignorare tutto ciò e dobbiamo agire per farci perdonare il nostro passato".

Le popolazioni dei Khoisan sono state sferzate e quasi spazzate via dalla guerra e dal vaiolo. Come pastori e cacciatori, i Khoisan avevano bisogno di grandi aree per pascolare i loro animali, cacciare e raccogliere cibo, ma veniva costantemente decimata per la perdita di mezzi di sussistenza a causa del furto continuato e progressivo della sua terra. Anche se molto del territorio storico dei Khoisan viene ormai coltivato, alcuni di loro continnuano a vivere le loro vite rispettando la millenniale tradizone di fatta di caccia, raccolta o di pastorizia.

 

 

FONTE: http://www.ancient-origins.net/news-evolution-human-origins/khoisan-people-south-africa-were-once-most-populous-humans-earth-002448

15
Mag 16

L'ultima scrittura pittografica ancora in uso: quella Dongba del popolo Naxi del Tibet

I simboli Dongba sono un antico sistema di glifi pittografici creati dal fondatore della tradizione religiosa Bön del Tibet che sono ancora usati dal popolo Naxi del sud della Cina. Ricerche condotte negli ultimi tempi dall'università inglese di Northhampton, hanno mostrato che le sue origini risalirebbero a 7.000 anni fa. Incredibilmente, i simboli Dongba continuano ad essere usati dagli anziani del popolo Naxi, rendendoli con ciò l'unico linguaggio geroglifico usato nel mondo ancora oggi.

Il popolo Naxi ha vissuto nella meravigliosa provincia montana di Yunnan ("a sud delle nuvole") per migliaia di anni, durante i quali ha sviluppato la sua ricca e perdurante cultura. Oggi, la maggior parte dei 270.000 Naxi vivono nella contea di Lijang, dove conservano ancora molte delle loro antiche tradizioni.

La scrittura dei Naxi è sia pittografica e sia ideografica. La scittura, diversamente da qualsiasi altra conosciuta, a prima vista somiglia ai geroglifici egiziani, ma ha una certa dinamicità d'azione ed un umorismo che la distinguono da altre scritture. Ci sono circa 1.300 simboli in totale e la scrittura è stata usata per scrivere un enorme numero di scritture, dagli incredibili racconti della creazione ai metodi per eseguire esorcismi. C'è anche una specie di enciclopedia dell'antico popolo Naxi, che raccoglie nei dettagli le loro credenze, i costumi, le tradizioni e i loro modi di vita.

I seguenti simboli rappresentano, nell'ordine: il sole, la luna, la pioggia.

Dongba Symbols

Ecco alcuni altri esempi:

Sample of the Naxi Dongba script

 

Fonti:

http://mongolschinaandthesilkroad.blogspot.it/2013/03/dongba-culture-linked-to-neolithic-cave.html

14
Mag 16

Altre mappe antiche

tratto da http://firstlegend.info/anunnaki.html

Mappa babilonese stimata del 600 AC con interpretazione

14
Mag 16

Tradizioni bibliche sul diluvio

tratto da:

https://preachthewordblog.files.wordpress.com/2015/01/noah-flood-tranditions.png

Come si vede nell'immagine, troviamo grandissima corrispondenza nella maggior parte delle popolazioni del pianeta.

14
Mag 16

Monumenti e risonanze acustiche - Il potere e mistero della vibrazione

Autore:

2 Comments

Levitazione acustica in Tibet

Levitazione acustica in Tibet

Da molti anni qualcuno studia le risonanze acustiche nei monumenti antichi, alla luce delle avanzate tecnologie a disposizione del mondo moderno.
Molto è stato scritto in vari libri riguardo a questo argomento. Testimoni oculari narrano di monaci tibetani in grado di sollevare e frantumare enormi blocchi di pietra, utilizzando il suono prodotto dai tamburi e dalle loro caratteristiche trombe lunghe tre metri.

Un ingegnere svedese, Henry Kjellson, scrisse su misteriose e sconosciute tecnologie, in alcuni libri come “Teknik Forntiden” e “Forsvunden Teknik”, nei quali riportò un paio di queste esperienze. Scrisse di un medico svedese, che lui chiamò “Jarl”, che nel 1939 poté assistere, a sud-ovest di Lhasa, come i monaci tibetani spostavano grossi blocchi di pietra a ben duecentocinquanta metri di altezza, dirigendoli dentro una caverna che si trovava su di una parete rocciosa davanti a loro.

“Utilizzavano tredici tamburi e sei lunghe trombe, poste a semicerchio a circa sessanta metri da una enorme pietra piatta interrata, la cui superficie era stata resa concava di una quindicina di centimetri. La pietra distava duecentocinquanta metri dalla parete di roccia. Dietro ogni strumento, intervallati di cinque gradi l’uno dall’altro, si erano disposti i monaci, dieci per ogni fila. Ognuno in un punto preciso indicato da un monaco che prendeva accurate misure sul terreno. I tamburi erano aperti dal lato rivolto verso la pietra. Tutti gli strumenti erano puntati verso il blocco da spostare che era stato posto sulla pietra piatta. Un monaco con un piccolo tamburo iniziò a battere il ritmo e gli altri strumenti si misero a modulare un suono ritmico, che aumentava di intensità gradualmente. Quattro minuti di attesa, immersi in un mormorio, un ronzio, che non riesci più a seguire nella sua velocità; poi il blocco inizia a ondeggiare, si solleva, mentre gli strumenti lo seguono nel movimento, accelera la sua velocità e si dirige, con un’ampia parabola, dentro la caverna ove atterra sollevando polvere e pietre. Un secondo blocco viene posto sulla pietra piatta e l’operazione si ripete. In tal modo ne vengono spostati sei ogni ora. Se il blocco acquista troppa velocità quando atterra nella caverna, si spezza. I residui vengono buttati giù dalla parete e si ricomincia”.
Incredibile, ma la dovizia dei particolari forniti, le misure riportate, indicano che si tratta di una tecnologia che permette la levitazione sonica.
Sembra che il dottor “Jarl” abbia riportato in Inghilterra testimonianza fotografica di quanto visto e che il tutto sia stato confiscato e sparito nel nulla.

Non è la sola vicenda in merito riportata da Kjellson.
Sempre nel 1939 era presente ad una conferenza tenuta da tale Linauer, cineasta austriaco, il quale affermava di aver assistito in un monastero in Tibet, negli anni trenta, a fenomeni straordinari che rivoluzionavano le conoscenze fisiche.
Linauer parlò di un gong di tre metri e mezzo, composto da tre metalli. Al centro l’oro, intorno un cerchio di ferro, entrambi racchiusi in un anello di ottone. Quando veniva percosso, il gong emetteva un suono sommesso e breve.
Vi era anche un secondo strumento, simile ad una grossa cozza, anch’esso composto da tre metalli, largo un metro e alto due, che aveva sulla superficie delle corde in tensione. Non veniva suonato, ma, come gli riferirono i monaci, emetteva un onda di risonanza non udibile quando veniva percosso il gong.
Davanti a questi strumenti venivano posizionati un paio di schermi, in modo da formare uno strano triangolo e contenere l’onda prodotta nello spazio circoscritto. Nel momento in cui veniva prodotto il suono, un monaco poteva sollevare, con una sola mano, un gigantesco blocco di pietra.
I monaci dissero all’austriaco che con tale sistema avevano costruito la muraglia che delimitava il Tibet e con lo stesso sistema potevano disintegrare la materia fisica. Era un segreto tramandato fra i monaci che non potevano rivelarlo al mondo perché l’uomo lo avrebbe certamente male impiegato.
In tempi recenti è stato dimostrato che è possibile sollevare piccole pietre utilizzando vibrazioni sonore. La gravità attira le cariche positive e respinge quelle negative, per una ragione ancora ignota. La frequenza esatta causa la disintegrazione delle particelle dure della pietra provocando una carica negativa e facendo levitare la pietra. Gestendo la carica negativa, si può gestire la velocità, la direzione e la durata.

Sembra che questa sia la strada giusta da seguire, già seguita da qualcuno nel passato, altrimenti perché alcune colonne egizie risuonano come diapason giganti?
A Karnak, infatti, tre obelischi, ricavati dal granito rosa estratto da Assuan, a ben 180 chilometri di distanza, sono in grado di produrre una vibrazione. Quale sia la loro esatta funzione nessuno lo può dire con certezza, forse il pilastro con il quale si raffigurava il dio Amon. Nel Museo del Cairo è conservato quello che resta dell’obelisco di Hatshepsut, proveniente da Karnak; in origine doveva essere alto trenta metri, adesso ne restano solo una decina. Fino a pochi anni fa la guida lo avrebbe percosso per far udire ai visitatori la bassa risonanza che emetteva e che durava per molti secondi, oggi è stato ancorato col cemento e non emette più nessun suono.
Perché costruire obelischi che fossero in grado di emettere suoni bassi?
Risulta chiaro che vi era una profonda conoscenza delle proporzioni armoniche per spostare blocchi e perforarli, come affermano Cristopher Dunn ed Walter Emery; una conoscenza ereditata in epoca anteriore.
Alcuni templi egizi producono sonorità di bassa frequenza.

Gli antichi testi incisi sulle pareti ad Edfu parlano della sua costruzione avvenuta nel “Primo Tempo” e delle sacre cerimonie che vi si svolsero per “dare vita” al Tempio. Cosa significa “dare vita”? Mettere in moto un meccanismo? Per caso al suono di una nota, creando una frequenza?
Anche le pietre dell’Oseiron possiedono proprietà sonore. È noto che i monoliti di Stonehenge amplificavano i suoni prodotti durante le cerimonie che si svolgevano fra le sue pietre.
La risonanza di un corpo o di una costruzione è determinata dalla sua dimensione, dalla massa, dalla simmetria, dai componenti del materiale che possono influire sulla vibrazione per simpatia. Quest’ultima è un fenomeno sfruttato per praticare fori nel quarzo, utilizzando trapani ad ultrasuoni. Vi sono minerali che non rispondono perfettamente agli ultrasuoni e diventano difficili da lavorare.
La camera del Re della grande piramide è stata costruita basandosi sulle regole di Pitagora, che servono ad ottenere proporzioni armoniche in grado di produrre note musicali. Nel caso specifico sembra che sia il “Do” derivante dalla combinazione del “Re”, “Sol” e “Mi”.
Il primo a notare queste proprietà fu l’egittologo Sir William Flinders Petrie, nel 1881. Nella ricerca di una camera segreta decise di far sollevare il sarcofago di granito. L’operazione, pur con molti sforzi, riuscì e il blocco fu sollevato di venti centimetri. Quando Petrie lo percosse, come lui stesso affermò, “produsse un suono profondo di una bellezza straordinaria e soprannaturale”. Indubbiamente le sue dimensioni e il suo volume erano fondamentali per ottenere la migliore risonanza armonica.
Anche Cristopher Dunn fece qualcosa di simile. Percosse il sarcofago per identificare il suono prodotto e più tardi riprodusse con la voce quella nota, scoprendo che la risonanza aumentava quando raggiungeva la nota superiore di un’ottava. Si accorse così che le parole pronunciate nell’Anticamera avevano trapassato le spesse mura della costruzione, rimanendo registrate nell’apparecchio situato nella Camera del Re, come fossero state proferite in quel punto.

Come abbiamo visto, dal Tibet giungono storie incredibili che narrano di un tempo in cui i nostri antenati erano a conoscenza di una tecnologia sonica impiegata nelle costruzioni, un valido aiuto nel lavoro manuale. Una tecnica simile a quella narrata dagli Indios di Tiahuanaco agli spagnoli. Circa ventimila anni fa la città Inca fu eretta da uomini capaci di sollevare pietre e trasportarle dalle cave situate sulle montagne, al suono di una tromba.
Erano gli uomini di Ticci Viracocha, alto di statura, con la pelle chiara, gli occhi azzurri, i capelli biondi e una folta barba. Egli muoveva le pietre utilizzando un fuoco celeste che le avvolgeva senza consumarle e permetteva di sollevarle con le mani.
Tra le rovine di Tihuanaco sono state trovati monoliti con sezioni a più strati, ad angolo retto, scavati nei fianchi, che si ipotizza potessero servire a definire l’esatta frequenza di risonanza dei blocchi di pietra.
Anche i Maya presentano racconti simili, dove una razza di nani riuscivano a posizionare le pietre al posto voluto utilizzando un fischio.

Alcuni racconti Greci parlano di un figlio di Zeus, Anfione, gemello di Zete, con il quale cinse di mura Tebe, utilizzando ciclopiche pietre che da sole si posizionarono una sull’altra al suono della sua lira. Si racconta che quando suonava lo strumento le pietre lo seguivano. La cosa più curiosa è che era stato istruito da Mercurio, l’Ermes greco, guarda caso il Thoth egizio tenutario di tutta la conoscenza.

Dagli scritti di Sanconiatone veniamo a conoscenza che quando gli uomini vivevano in armonia con gli Dei, durante la famosa età dell’Oro, uno degli dei, Taautus, il Thoth egizio, fondò la civiltà Egizia.
Era il tempo in cui Urano, chiamato anche Cielo, fondò la città di Biblo, “Betulla”, “creando pietre che si muovevano come dotate di vita propria”.

Innegabile però che nei territori Maya vi siano luoghi che presentano inspiegabili proprietà acustiche. A Chichen Itza, il sussurro emesso nel tempio situato a nord nello Sferisterio, simile ad un campo da gioco a cielo aperto, lungo centosessanta metri e largo sessantotto, può essere udito all’altro lato, nel tempio situato a sud, a centoquaranta metri di distanza.
Nel 1931 il direttore d’orchestra Leopoldo Stokowski, in collaborazione con Silvanus Morley, trascorse ben quattro giorni per cercare di carpire il segreto dell’acustica Maya senza riuscirvi. Spostarono il fonografo, con il quale suonavano le ultime incisioni di Stokowski e dell’orchestra Sinfonica di Filadelfia, in svariate posizioni per definire le superfici riflettenti, ma il segreto acustico è uno dei misteri irrisolti dell’America antica.

Sempre a Chichen Itza si trova il Castiglio, una piramide dalla forma particolare. Emettendo un leggero suono, o parlando a voce bassa restando alla sua base, l’eco prodotto alla sua sommità diviene un urlo acuto. Se una persona parla mentre si trova sulla sua cima, l’eco può essere udito a grande distanza, qualità riscontrata anche in un’altra piramide a Tical e in altri siti.
A Palenque tre persone che si trovassero sulla vetta delle tre piramidi esistenti nel luogo, potrebbero parlare fra loro come se fossero una accanto all’altra.

Un suono prodotto alla base della Piramide del Mago ad Uxmal, secondo le leggende locali eretta da una razza di nani che usavano spostare le pietre emettendo un fischio, riproduce alla sua sommità una specie di cinguettio.
Le guide di Tulum indicano il tempio che fornisce un prolungato sibilo quando cambia la velocità del vento e dichiarano che è utilizzato come segnale di pericolo in caso d’uragani e grandi tempeste.

L’esploratore Wayne Van Kirk ha scritto di aver avuto modo di osservare, grazie ad una guida del luogo, una specie di bossoli di cartucce in pietra, che una volta percossi davano dei suoni perfettamente sintonizzati, con i quali si poteva suonare un motivo.
Dobbiamo considerare che i Maya conoscevano molto di più di quanto viene loro accreditato e la produzione di quei suoni di uguale intensità, da est ad ovest, di giorno e di notte, è uno dei tanti eccezionali risultati ingegneristici, realizzati dalle antiche tecniche Maya migliaia d’anni fa. Tecniche che a tutt’oggi, architetti e archeologi, non sono ancora capaci né di riprodurre, né di spiegare.
Gli archeologi hanno considerato che tali risonanze siano prodotte dallo stato di rudere cui sono ridotti gli edifici, ma Manuel Sansores, che è stato impegnato nella loro ricostruzione, dichiara che se gli edifici fossero completi permetterebbero al suono di divenire più chiaro e forte.

Fonti 

http://www.edicolaweb.net

http://www.bibliotecapleyades.net

Disclaimer: Questo articolo non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento.

Riproduzione consentita a patto che l'articolo non sia modificato in nessuna parte indicando autore e link attivo al sito.

Riccardo Lautizi

AUTHOR

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, laureato in ingegneria elettronica è un ricercatore e naturopata dedito a tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza alla ricerca delle risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide attraverso articoli e video un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

25
Apr 16

Esistevano persone che vivevano fino a 200 anni e oltre?

sumerische-koenigsliste-neu

Fonte: Nikolas Pravda http://www.pravda-tv.com/

Non solo le leggendarie figure della Bibbia sarebbero arrivate a 900 anni di vita. Antichissimi testi di molte culture, di epoche remote, riportano durate di vita che agli uomini del nostro tempo sembrano semplicemente incredibili.

Sicuramente potrebbero essere occorsi errori nella traduzione, oppure ciò è dovuto al fatto che i numeri hanno anche un carattere a volte simbolico. Ma, pur in presenza di varie spiegazioni, esistono argomenti che perfino fra gli storici fanno sorgere la domanda se la progressiva diminuzione della durata della vita, da Adamo fino a noi, non riposi effettivamente su fatti storici.

Potrebbe essere che una volta la conta degli anni non si basasse su un anno solare. Forse a quei tempi un anno si riferiva semplicemente ad un ciclo lunare e quindi un anno non sarebbe stato composto dagli odierni 12 mesi, ma da un mese soltanto.

Se si facesse infatti la divisione per 12, allora Adamo sarebbe arrivato soltanto a 77 anni, il che che ci sembrerebbe perfettamente plausibile. Tuttavia, ciò significherebbe anche che avrebbe avuto suo figlio Enoch a soli 11 anni. Inoltre, Enoch avrebbe generato suo figlio Matusalemme all'età di 5 anni.

Carol A. Hill scrive nel suo articolo "Making Sense of Numbers of Genesis ("Dare un senso ai numeri della Genesi"), pubblicato nella rivista “Perspectives on Science and Christian Faith” che simili inesattezze possono verificarsi quando non prendessimo per base il mese come unità di misura per l'anno, ma le stagioni.

Se invece si presupponesse che gli autori avessero utilizzato uno specifico modello nella determinazione dell'età, come ad esempio la moltiplicazione per un determinato numero, anche questo creerebbe non pochi problemi.

"I numeri connessi alla storia della creazione potrebbero avere sia un significato reale e sia uno sacrale (numerologico o simbologico)", scriveva Hill.

Modelli matematici?

Quanto alla Genesi ed alla lista di regnanti sumeri vecchia di 4.000 anni - l'elenco delle epoche di regno dei singoli re in Sumeria (l'antico Iraq meridionale) che in alcuni casi arriva fino a 30.000 anni fa – gli analisti hanno trovato che fu redatta utilizzando tavole di radici quadrate.

Come nella Bibbia, l'elenco dei re mostra una costante diminuzione della durata della vita dei regnanti. Nella lista si fa distinzione fra i regni precedenti e quelli successivi al diluvio. Prima del diluvio, le durate dei regni sono notevolmente più estese di quelle successive, anche se pure dopo il diluvio sono descritte lunghe durate di vita, alcune si estendono per varie centinaia di anni e perfino oltre 1.000 anni. Nella Bibbia, di generazione in generazione, si osserva una diminuzione delle durate di vita, da Adamo con 930 anni, fino a Noè con 500 anni ed infine Abramo con 175 anni.

Dwight Young della Brandeis University del Massachusetts scrive della durata delle vite dei regnanti sumeri che rientravano nella lista di quelli prima del diluvio: „Non è per la grandezza dei numeri di per sé,  che alcuni di questi numeri ci paiono artificiosi. Etansa 1.560 anni, tanto per citare la vita più lunga, è semplicemente la somma della durata dei due regni precedenti. Alcuni dei periodi i regno sembrano essere semplicemente dei multipli del numero 60. Altri grandi numeri possono essere attribuiti a dei numeri al quadrato: 900 è 30 al quadrato; 625 è 25 al quadrato; 400 è 20 al quadrato … anche fra i nmeri più piccoli, 6 al quadrato compare più sovente di quanto ci si aspetti". L'articolo di Young "Un avvicinamento matematico a determinati periodi di regno della lista dei re sumerici" è stata pubblicata nel Journal for Near-East-Studies nel 1988. Paul Y. Hoskisson, Direttore del Laura F. Willes Center for Book of Mormon Studies, ha percorso con i suoi studi un tragitto simile, studiando le età dei Patriarchi della Bibbia in un breve articolo per il Neal A. Maxwell Institut for Religious Scholarship.

bild2

Arthur Mendez,  il cofondatore della Church of God in Sud-Texas, ha notato che se si vede con quale progressione i periodi di vita si siano ridotti dall'epoca del diluvio fino ai nostri tempi, si scorge come una somiglianza con il decadimento degli organismi dopo che siano stati esposti a veleni o a radiazioni.

I racconti delle diverse culture, compresi i cinesi e i persiani

In molti testi si può leggere che anche nell'antica Cina gli ultracentenari erano abbastanza diffusi.  Joseph P. Hou, Dottore in Filosofia e Agopuntore, scrive nel suo libro "Tecniche per la salute e la longevità": "Stando ai registi medici, in Cina un dottore vissuto nella Dinastia Qin, di nome Cuie Wenze, arrivò a 300 anni. Gee Yule della più tarda Dinastia Han visse 280 anni. Il Monaco taoista di rango elevato, il Maestro Hui Zhao, visse 290 anni e Lo Zichange ne visse 180. Come scritto nell'enciclopedia cinese Bencao Gangmu, il libro delle erbe sacre, He Nengci della Dinastia Tang è arrivato all'età di 168 anni. Il Maestro taoista Li Qingyuan, avrebbe vissuto per 250 anni. In tempi moderni, il dottore in medicina Lo Mingshan della Provincia dello Sichuan, ha vissuto 124 anni.

Il Dr. Hou diceva che il fulcro della longevità, secondo la tradizione orientale è "nutrire la vita", il che non riguarda soltanto il nutrimento del corpo, ma anche della mente e dello spirito.

Il Schāhnāme o Shanama („Il libro dei re“) è un'opera epica scritta da Ferdowsi alla fine del X Secolo, che narra di Monarchi che regnavano 1.000 anni, altri varie centinaia,  altri 150 e così via.

Racconti attuali sulla longevità

Anche oggi si parla di persone con una vita che arriva a 150 anni ed oltre. Questi racconti arrivano prevalentemente da sperdute zone di campagna. Più di 100 anni fa, forse, nelle zone isolate, le registrazioni alla nascita erano considerate poco importanti.

Un esempio da citare può essere quello di Bir Nrayan Chaudhary in Nepal. Nel 1996 Vijay Jung Thapa fece visita a Chaudhary nel paese Tharu vicino ad Aamjhoki nella Regione del Tarai. Chaudhary gli raccontò di avere 141 anni e Thapa ne scrisse un articolo su India Today. Qualora tale affermazione fosse esatta, Chaudhary  avrebbe battuto il detentore del Guinness di quel momento di quasi 20 anni.

Ma Chaudhary non aveva i documenti per dimostrarlo. Tuttavia aveva a disposizione la memoria collettiva del suo villaggio.

"Quasi tutti i più anziani potevano ricordarsi di come Chaudhary (già allora uno dei più anziani) parlava del suo lavoro durante la Prima Insurrezione Nepalese nel 1888", scrisse Thapa. „Come si usava in questo villaggio, egli doveva perlomeno avere 21 anni in quel momento, dato che la l'insurrezione era un'attività di responsabilità. Ma Chaudhary afferma di avere avuto 33 anni all'epoca e che era convintamente celibe".

Come si arriva a 170 anni ?

Molte persone della regione del Caucaso in Russia affermano di avere raggiunto età simili. Alcuni avrebbero addirittura superato i 170 anni. Tuttavia nessuno possiede dei documenti che attestino e sostengano le loro affermazioni.

Il Dr. Hou scrive: „Quste persone eccezionalmente longeve hanno, senza eccezioni, condotto una vita modesta, lastricata di lavoro pesante o duri allenamenti, spesso all'aperto, dalla gioventù fino alla tarda età. La loro alimentazione come la loro vita sociale nella famiglia erano semplici. Shisali Mislinlow, che è arrivato all'età di 170 anni, viveva in Azerbaigian e faceva il giardiniere, ne è un esempio. La vita di Mislinlow non conosceva la parola fretta. Egli diceva: "Io non ho mai fretta, quindi non avere mai fretta nella vita, questa è l'idea principale. Io ho lavorato fisicamente per 150 anni." (Meditazione della fonte dell'eterna giovinezza)

Una questione di fiducia.

La questione della longevità in Cina è collegata da lungo tempo con la pratica taoista dell'alchimia interiore o della coltivazione e cura del corpo e dello spirito. Qui la longevità viene messa in connessione con la virtù.  Allo stesso modo, si intreccia con le credenze spirituali occidentali come parte della Bibbia.

Mendez citava lo storico romano-ebreo Titus Flavius Josephus: „Se Noè era ancora vivo 350 anni dopo il diluvio ... che nessuno pensi che paragoniamo la durata della nostra vita di oggi a quella degli antichi e che quello che abbiamo detto su di loro sia sbagliato; altrimenti dovremmo prendere la brevità della nostra vita attuale come un argomento a supporto del fatto che non avrebbero mai potuto avere una vita così lunga, perché queste persone sono state amate da Dio e create da Dio stesso e, dato che il loro cibo era più adatto per una vita lunga, potevano raggiungere delle durate di vita così estese".

Ciò che resta oggi agli scienziati, quindi, è soltanto l'esercizio della fiducia: fidarsi delle vecchie registrazioni o della memoria collettiva dei villaggi o, altrimenti, considerare che le persone che sostengono di essere arrivate a quelle età abbiano semplicemente esagerato nell'indicare i loro anni o che, in qualche modo, ci siano stati dei malintesi.

3
Mar 16

I radar a penetrazione terrestre ci mostrano i resti delle antiche civiltà ctoniche (sotterranee)

Autore: Paul White (i link di questo articolo sono in inglese)

Sin dal momento del declassamento del nuovo radar di penetrazione terrestre alcuni anni fa, il dato più sconcertante è che ha fatto emergere dei complessi e labirintici sistemi sotterranei in varie parti del mondo. In luoghi come il Guatemala in America del Sud, i tunnel sono stati mappati sotto il complesso della piramide Maya a Tikal, e si estendono ben 800 chilometri sul lato opposto del Paese. Gli investigatori hanno sottolineato, che ciò ha consentito di comprendere come mezzo milione di indios maya sia sfuggito alla decimazione della sua cultura.

 

Il radar SIRA era stato utilizzato in Egitto già nel 1978 in modo simile, e aveva consentito la mappatura di uno straordinario complesso sotterraneo sotto le piramidi egizie. Gli accordi presi con l’allora presidente egiziano Sadat, avevano portato a tre decenni di scavi top secret per penetrare nel sistema. In una recente riunione in Australia, uno degli scienziati chiave del progetto di Giza, il dottor Jim Hurtak, ha finalmente mostrato il filmato del lavoro di ricerca in cors, denominato “CHAMBERS OF THE DEEP”. Ma questo filmato non è mai stato reso di dominio pubblico.

Il filmato rivela la scoperta di una grande metropoli megalitica dell’età stimata di 15.000 anni, che raggiunge diversi livelli al di sotto della piana di Giza. Intanto il resto del Nu-Age parla di una camera nascosta sotto la zampa sinistra della Sfinge, la leggendaria "Città degli Dei", che si estende al di sotto del monumento. Rivelando i corsi d'acqua sotterranei idraulici, il film mostra enormi camere, delle proporzioni delle nostre più grandi cattedrali, con enormi statue, delle dimensioni della Valle del Nilo, scolpite in situ. I ricercatori hanno rischiato la loro vita con luci e telecamere accuratamente sistemate su gommoni e hanno attraversato i fiumi sotterranei e laghi estesi per chilometri, per penetrare al di là di camere sigillate. Già sono state trovate notevoli quantità di dati e manufatti.

Subito dopo il Diluvio, all'alba del tempo attuale, un'epoca che gli egiziani chiamavano ZEP TEPI , "il primo tempo", è appars un misterioso gruppo di "dei", che avevano il fine di erudire i sopravvissuti sui rudimenti della civiltà. Da Thoth e Osiride in Egitto, a Quetzacoatl e Viracocha nelle Americhe, le tradizioni di tutto il mondo ascrivono le origini della civiltà contemporanea a questo sofisticato gruppo di divinità.

Nonostante la popolarità fuorviante del giornalismo di Von Danikan, le evidenze trovate in tutto il mondo, indicano che queste persone erano i sopravvissuti hi-tech della civiltà precedente. Come esistono i bunker per la sopravvivenza ai disastri nucleari e le strutture di ricerca segrete della nostra civiltà, esistevano quelle della "città degli Dei" sotterranea, su cui si posarono le polveri del tempo. Erano i "patriarchi prediluviani", come Enoch e Matusalemme, i "giganti ed eroi di un tempo", menzionati anche nella Genesi. Gli enigmatici antichi dei sumeri (enigmatic gods of ancient Sumer) in Egitto e in India: tutti questi provengono dai favolosi tempi prima del diluvio universale.

Le evidenze ci mostrano ora che prima del diluvio esistessero grandi civiltà dotate di un’elevata tecnologia. Uno degli scienziati chiave del progetto di Giza, il dottor Jim Hurtak, dice che questa era una cultura che aveva crackato il codice genetico e possedeva le chiavi dello spettro fisico, le "Higher Light Physics" degli antichi ...  Dopo la partenza degli Anunnaki, gran parte delle informazioni andò persa. Ciò che “non è esistito”, era stato invece egoisticamente custodito in gran segreto dai "custodi della conoscenza", che, naturalmente, erano e sono i pastori degli Anunnaki. Come era stato promesso, tutte le cose saranno rivelate nei giorni finali. Molte scoperte, infatti, stanno ora venendo alla luce. Quello che abbiamo visto è che le scoperte in Egitto e in altre parti del pianeta, non solo evidenziano una tecnologia avanzata, ma un percorso evolutivo ben di là del nostro stato attuale. Un attento esame scientifico dei siti chiave delle piramidi, dislocati in tutto il mondo, rivela che sono delle sofisticate strutture armoniche, non solo in posizioni speculari rispetto ai pianeti e ai sistemi stellari, ma che erano state progettate per imitare i chakra ele cavità armoniche del corpo umano.

E' l'eredità di una civiltà e di una tecnologia molto più avanzata della nostra. Una tecnologia in grado di costruire una vasta città sotterranea, di cui la Sfinge e le Piramidi sono solo i marcatori di superficie. Lo scienziato del progetto, il Dr. Hurtak, paragona ciò al punto di contatto con una cultura extraterrestre avanzata. La descrive come la scoperta della cultura della quarta radice, la cosiddetta civiltà di Atlantide, distrutta dall'ultima catastrofe che sconvolse la terra. Presenta prova inequivocabile che tutte le lingue, culture e religioni risalgono ad un'unica fonte comune, a cui il Dr. Hurtak si riferisce come "Parent Civilization".

La tecnologia portata alla luce va ben oltre la mera tecnologia meccanica (l'ingegneria meccanica), così come oggi noi la conosciamo. Scherzando, una volta Arthur C. Clark disse, "qualsiasi tecnologia più avanzata della nostra ci sembrerà una magia". Secondo il Dr. Hurtak, questa è stata una cultura che ha svelato il codice genetico e ha posseduto le chiavi dello spettro fisico, "la fisica della luce più elevata" degli antichi ... tutto ciò di cui il vecchio Gilgamesh andò alla ricerca durante il suo famoso viaggio verso la perduta "Città degli dei" per cercare i tunnel sotto al "Monte Mashu" nelle terre desertiche.

Hurtak si riferisce ad un "linguaggio della luce" e ad un grande sacerdote-scienziato del ciclo temporale precedente, di nome ENOCH, associato alla costruzione del complesso della Grande Piramide. Hurtak allude ad una grande scienza spirituale, una scienza che descrive una scala genetica verso le stelle.

Il sacerdote-scienziato ENOCH, è un patriarca prediluviano, uno dei personaggi più famosi e influenti dell’era. Padre di Matusalemme e bisnonno di Noè, Enoch è accreditato nella nostra Bibbia come l’architetto dell'originala città di Sion, la leggendaria "Città di Yahweh", ma anche come l'inventore dell'alfabeto e del calendario. Enoch è anche il primo astronauta della storia, che "viene fatto ascendere a sè dal Signore" e a cui vengono mostrati "i segreti della terra e del cielo". Egli ritorna poi sulla terra con "i pesi e le misure" per tutta l'umanità.

Noto agli egiziani come THOTH, il "Signore della Magia e del Tempo" e ai Greci come Hermes, il messaggero degli dei", è anche ricordato nella tradizione celtica come l’enigmatico mago Merlino, che scompare in un albero di mele nella mitica Avalon, cercando il segreto dell'immortalità e promettendo di tornare.

Thoth/Enoc che aveva ottenuto l'immortalità, ovvero il segreto di come noi "potremmo diventare come Dio", promette di tornare alla fine dei tempi "con le chiavi dei portali della terra sacra". Nei controversi Rotoli del Mar Morto, che hanno alla fine rivelato i libri perduti di Enoch, rimossi dalla Bibbia dai primi capi religiosi, Enoch descrive una meravigliosa civiltà nel passato, che abusò delle chiavi della conoscenza superiore e non fu poi in grado di salvare se stessa dall'ultimo cataclisma. Loro "persero le chiavi" sia letteralmente e sia figurativamente e persero così tutta la loro conoscenza superiore.

Eppure, Enoch, insieme a molte altre tradizioni, cfr. anche la leggenda Maya di Quetzalcoatl, promise il ritorno di tutta questa conoscenza "alla fine dei tempi", alla fine del ciclo di questa attuale era. Le rivelazioni bibliche promettono che "tutto sarà rivelato" alla fine del mondo attuale. Le straordinarie scoperte in Egitto e in altre parti del mondo, descrivono non solo una tecnologia avanzata, ma un percorso evolutivo che va molto al di là del nostro stato attuale.

Accurati esami scientifici dei siti delle più importanti piramidi in tutto il mondo, rivelano che queste sono delle sofisticate strutture armoniche, che non solamente furono disegnate in modo speculare rispetto alle posizioni dei pianeti e dei sistemi stellari, ma che – come dettopoc'anzi - furono progettate per imitare i chakra e le cavità armoniche del corpo umano. Anche ogni pietra all'interno della Grande Piramide  è armonicamente sintonizzata su una frequenza specifica o su un tono musicale. Il sarcofago al centro della Grande Piramide è sintonizzato - pensate - sulla frequenza del battito cardiaco umano.

Gli stupefacenti esperimenti condotti dal Dr. Hurtak e dai suoi colleghi presso la Grande Piramide e in altri siti nelle Americhe del Sud, dimostrano che le piramidi sono proprio dei "computer geofisici" che si attivano con il comando vocale. Intonando specifici suoni antichi, il team scientifico ha prodotto onde stazionarie visibili di luce, sopra e dentro le piramidi, e sono stati anche in grado di penetrare fino a camere sino ad ora inaccessibili. Successive scoperte indicano che gli antichi sacerdoti-scienziati impiegavano una sorta di tecnologia del suono armonico risuonando con le strutture del tempio.

La smarrita conoscenza Enochiana rivela come la lingua madre fosse un "linguaggio di Luce". Noto agli antichi come HIBURU, è proprio la lingua primordiale, introdotta all'inizio di questo ciclo temporale. Le ricerche moderne confermano come la forma più antica dell’ebraico sia una lingua naturale, le forme alfabetiche emergono direttamente dai modelli di fosfene, ovvero dalle “fiammate” del cervello. Le stesse forme, infatti, nascono da un vortice rotante. Si tratta di un vero e proprio linguaggio di luce, che scorre attraverso il nostro sistema nervoso.

Decodificando le geometrie naturali delle forme ondivaghe del mondo fisico, si vede come l’Hiburu è un linguaggio armonico, che imita le proprietà della forma ondivaga della luce. Le "chiavi" di Enoch ci parlano, ci risultano essere le chiavi del suono, le chiavi che sono le matrici vibratorie della realtà stessa, il mitico "Power of the World". La conoscenza Enochiana ci descrive le equazioni soniche, codificate all'interno degli antichi mantra e dei nomi di Dio, capace di influenzare direttamente il sistema nervoso e la produzione di effetti di guarigione profondi e di più elevati stati di coscienza.

Come dichiarano gli antichi testi,

"Se vuoi parlare con gli dei è necessario che tu prima impari la lingua degli dei"

Il DNA, l'antico "albero della vita" della cabala, come rappresentato nella Torah biblica, ora è venuto ad essere visualizzato come una struttura vibrante di vita, piuttosto che una registrazione fissata su uno sterile nastro. Molti scienziati moderni, vedono il DNA come una luccicante configurazione della forma d'onda (attualmente nella fisica quantistica: il collasso della funzione d'onda), in grado di essere modificata da:

  • luce
  • radiazioni
  • campi magnetici
  • pulsazioni soniche

L'eredità di Thoth/Enocci  suggerisce che questo "linguaggio della luce", la scienza armonica degli antichi, potrebbe effettivamente incidere sul DNA.

Le evidenze trovate in Egitto, indicano che questo era il grande esperimento genetico di 6.000 anni fa tentato dagli antichi egizi, la ricerca dell'immortalità e delle stelle, una ricerca descritta dai grandi dell’antichità, una ricerca iniziata da Gilgamesh così tanto tempo fa. Gli egiziani non erano fissati con la vita dopo la morte, come avevano pensato i primi traduttori cristiani, ma si erano concentrati sulla creazione di un genere più alto di umanità. Insieme a molte altre culture antiche, essi credevano che il DNA fosse venuto dalle stelle ed era destinato a tornare.

La conoscenza di Thoth/Enoc implicava che gli esseri umani fossero destinati ad evolversi oltre il nostro modello terrestre attuale e presente e, proprio come ci dice la Bibbia, "possiamo diventare più grandi degli angeli". Gli egiziani hanno registrato delle storie di "Star Walkers", viaggiatori delle stelle, individui occasionali che, come Enoch, viaggiavano "al di là del grande occhio di Orione" e ritornavano poi a camminare come degli dei tra gli uomini. Nonostante gli esseri semi-divini si spogliassero dalla coscienza moderna, potrebbe essere possibile, come dicono gli antichi testi, che:

  • siamo destinati a "diventare come Dio"? oppure
  • i Maya, i "Signori della Luce" e i tibetani/egiziani "entità splendenti" siano in realtà una forma più elevata dell’umanità?

Secondo molte leggende della terra, questi esseri dovrebbero ritornare con una certa regolarità, all'inizio e alla fine di ogni ciclo temporale, alla metà dei 13 mila anni dell'orbita zodiacale di 26 mila anni del nostro sistema solare intorno al centro della galassia. A causa delle condizioni della nostra orbita galattica, questi intervalli di 13.000 anni o "mondi", sembrano essere scanditi da degli sconvolgimenti catastrofici.

Secondo il "calendario nella pietra" della Grande Piramide, che descrive il cosiddetto "Ciclo Phoenix" della nostra orbita galattica, la fine del periodo presente di questa era (convertito nel nostro attuale calendario) stabiliva la fine nel 2012 DC. La parola greca PHOENIX, derivata dalla lingua egizia, PA-HANOK, in realtà significa, "La Casa di Enoch".

La conoscenza Enochiana suggerisce, che questi cambiamenti catastrofici regolari agissero come un agente provocatore evolutivo, al fine di accelerare le forme di vita residente fino a raggiungere la prossima fase evolutiva, prima dell’esodo dal pianeta che, fino a quel momento, aveva fatto da grembo materno. L'evoluzione umana poteva procedere più rapidamente di quanto si era mai pensato. Ora, dalle prove emerge che le civiltà registrate prima della nostra, avevano padroneggiano il continuum fisico ed erano progredite oltre questo mondo. Ma loro erano stati anche coloro i quali avevano fallito. Anche noi abbiamo le stesse possibilità di farcela, oppure di fallire di nuovo.

Le scoperte che emergono dall’Egitto descrivono un sistema di piramidi e templi esteso in tutto il pianeta sin dalla preistoria, che era concepito come un sistema di antenne montato sui meridiani energetici chiave,  impiegati dagli antichi sacerdoti-scienziati come un sistema musicale avente il fine di stabilizzare le placche tettoniche del pianeta… è come fosse una geologia catastrofica elevata alla sua massima espressione.

Dalla parola madrelingua JEDAIAH, che significa "la via della Parola" o "la potenza della Parola", gli antichi sacerdoti JEDAI hanno derivato ed usato il linguaggio della luce per regolare il pianeta come una gigante campana armonica. Molto è stato riscoperto negli ultimi giorni di questo ciclo temporale. Le parole del Dr. Jay Franz, della Fondazione Omega, ci enunciano:

"Anche se non osiamo darle un nome, una definizione, vi è un sentimento universale di qualcosa di incombente sulla scena mondiale".

Io dico, guardiamoci dentro, questo sentimento di una catastrofe imminente ci pervade, ma dobbiamo trovare in noi la forza di lavorare in simbiosi gli uni con gli altri, per ritrovare questa scienza antica e fare in modo di vincere le possibili avversità, con gli stessi strumenti datici dagli antichi, che erano molto più avanti di noi.

8
Feb 16

Il "lavoro" delle piramidi

Visualizzazione dei flussi di energia

La piramide funziona come un condensatore che raccoglie gli ioni negativi dalle acque sotterranee e dalla rete di tunnel e li scarica nell'atmosfera locale. Durante questo scaricamento degli ioni negativi c'è un tremore locale lieve (effetto piezoelettrico) nelle parti piramidali. Le piramidi antiche sono fatte di pietre di cristallo. Il cristallo è un trasduttore di energia elettrica e meccanica, cosicché la piramide di pietra di cristallo diventa un trasduttore gigante di cristallo piezoelettrico. Pertanto, la piramide raccoglie gli ioni negativi dalle acque sotterranee, senza cavi elettrici. Le correnti d'acqua sotterranee che circondano i bordi inferiori della piramide rilasciano costantemente i loro ioni negativi, accumulando così energia nella piramide. La struttura a più strati della piramide aumenta la quantità totale di ioni negativi che possono essere attratti dall'acqua sotterranea e dai tunnel. La forma geometrica di tale condensatore può essere una sfera, un cono o un cilindro. Quando i generatori piramidali iniziano a lavorare, richiedono che vi siano delle bocchette (o "camini") che servono a far scorrere le correnti d'aria umida cariche di ioni negativi all'interno della piramide. Quando l'aria umida inizia a fluire all'interno della piramide stessa, caricando di ioni negativi questo massiccio bio ionizzatore naturale, i canali e camini devono essere parzialmente o completamente chiusi dall'alto.

Autore:  Hrvoje Zujić

8
Feb 16

I simboli sul megalite K1 nelle piramidi bosniache

THE FINAL INTERPRETATION OF SYMBOLS ON MEGALITH K-1
14
Autore:  Hrvoje Zujić
2
Feb 16

Le immagini delle divinità nei vari popoli

The Symbols for the Creator God, across all cultures, almost identical, Coincidence, Or Ancient Aliens?:

E' curioso come molte si somiglino, coincidenza?

1
Feb 16

Le mappe più antiche della terra


In molti antichi testi Jumbudvipu è descritto molto dettagliatamente un antico continente sorto dagli oceani, con forma arritondata e allungata a sud dell'India (o nel Tibet, che era in quel luogo prima dell'India). Nella sua parte centrale c'era il monte Meru (Sumeru), che era identificato come il centro del mondo o il Polo Nord. Tale continente poteva essere solo Iperborea ed il periodo poteva essere solo quello del Paleocene (in cui non c'era ancora il mare interno nella sua parte centrale), nell'Eocene (quando il Monte Meru era nel mezzo di un mare interno). In ogni caso, non prima di 65,5 milioni di anni fa e non più tardi di 34 milioni di anni fa (probabilmente non più tardi di 45-50 milioni di anni fa). La descrizione molto dettagliata della geografia di questo continente nell'antica letteratura dell'India dice che in quei luoghi esisteva una civililtà molto avanzata che aveva degli eccellenti cartografi e che ha avuto cura di salvare i dati su questo paese per i successivi 40 o 60 milioni di anni.

Tratto da А. Koltypin "Battles of ancient goods"

 

Tracciare e separare i continenti nel nord estremo e parti sud del globo terrestre - di Iperborea e dell'Antartide - ci permette di guardare in maniera assolutamente nuova le mappe temporali giunte fino ai nostri tempi di Iperborea da Ger (h) Ardus Merkator (1554) e  dell'Antartide da Piri Reis (1513), Oronce Fine (1531), Hadzhi Ahmed (1559), Phillippe Bauche (1737) e da altri cartografi e navigatori e vedere i luoghi più adatti per la vita nel Paleocene e nell' Eocene, (65,5-34 milioni di anni fa) che avevano le condizioni climatiche presenti nelle leggende sulla "Età dell'oro"

La mappa di Philippe Buache

Cominciamo dalle mappe dell'Antartide. Sulla mappa di P. Bauche vediamo l'Antartide completamente libera dai ghiacci e lo spazio d'acqua la separa in grandi isole, paragonabili alla Groenlandia, descritte essere nel bel mezzo della terraferma. Tale modello poteva essere caratteristico solamente prima dell'inizio dell'Oligocene (34-40 milioni di anni fa), quando avevano cominciato a prendere forma i ghiacciai dell'Antartide Orientale. Secondo alcuni esploratori, le prime tracce di glaciazione si verificarono nel meridione del continente anche prima, nel bel mezzo dell'Eocene (45-42 milioni di anni fa). Tuttavia, i dati in questo senso non sono troppo convincenti, perché andrebbero a contraddire i ritrovamenti di piante sub-tropicali nell'Antartico dell'epoca dell'Eocene.


La mappa di Oronce Fine

Sulla mappa di O. Fine, l'Antartide è mostrata con rive senza ghiaccio, montagne e fiumi. Il rilievo della parte centrale della mappa non è segnalato, il che potrebbe essere a causa del fatto che in questa zona ci fosse una piccola calotta polare o per altri motivi. Da materiali relativi a ricerche geologiche, la glaciazione dell'Antartide con la formazione di una calotta polare era cominciata all'inizio del Miocene nel periodo Neogene (23 milioni di anni fa). Durante il primo Miocene, il clima era rimasto temperato sulla parte più grande di questo continente e solo alla metà del Miocene (circa 13 milioni di anni fa) una calotta di ghiaccio aveva già imprigionato la maggior parte di questo continente. Pertanto, la mappa di O. Fine, molto probabilmente, fotografa un momento che risale a 23-13 milioni di anni fa.

La mappa di Piri Reis

Sulla mappa di P. Reis, l'Antartide è mostrata snodata verso il Sud America. La differenziazione di questi continenti, secondo la maggior parte degli esploratori, aveva origine o al margine tra Eocene e Oligocene (34 milioni di anni fa), o al confine tra il Paleogene e il Neogene (23 milioni di anni fa). Vale a dire che l'originale di questa mappa non poteva essere stato redatto prima, se non in questo periodo. Così , tutte e tre le mappe qui elencate dell'Antartide definiscono il momento della loro realizzazione grafica da 34 , forse 42-45 , fino a 23-13 milioni di anni fa, ovvero che risalgono al periodo finale della "Età dell'oro" o al periodo immediatamente successivo.

 

Mappa di Iperborea di Gerardo Mercatore del 1569.

Fonte: http://earthbeforeflood.com/

1
Feb 16

Leggende e miti sul diluvio universale

Le civiltà antidiluviane sono quelle che esistevano prima del diluvio universale di Noè. Molti pensano che l'umanità avesse raggiunto un avanzato livello di sviluppo tecnologico prima che accadesse il diluvio. Queste presupposizioni sono generalmente basate sulla genealogia biblica, che attesta che il popolo antico viveva approssimativamente 10 volte più a lungo di quanto viviamo oggi. In quei libri sacri è anche sovente citato che Adamo ed Eva avevano un'intelligenza superiore alla media sin quando furono creati adulti, con una conoscenza che gli umani successivi ottennero da questi loro progenitori. Un'altra teoria afferma che la razza prediluviana chiamata Nephilim era superiore agli altri umani sotto ogni punto di vista.

Tutte le legggende sul grande diluvio raccontate dalle popolazioni di tutto il pianeta indicano che vi fossero delle civiltà prima che avvenisse il diluvio. Tuttavia, proprio a causa della distruzione avvenuta con il diluvio, le evidenze rimaste sono ovviamente scarse. In conseguenza del diluvio, la terra fu coperta da metri di sedimenti e si è conservata solo una piccola parte della sky-line precedente. Nondimeno, qualsivoglia civilizzazione veramente avanzata dovrebbe aver lasciato delle tracce o costruzioni che emergono durante degli scavi o anche a causa dell'erosione. Ma il problema è costituito dal fatto che la comunità scientifica è sempre molto veloce a screditare tutti quegli artefatti che metterebbero in discussione la loro presupposta interpretazione di quei fossili od oggetti rinvenuti in sedimenti molto antichi.

Sull'argomento ci sono moltissimi miti e leggende che, stranamente, sembrano avere una matrice comune anche se i popoli che li raccontavano erano e sono geograficamente molto distanti fra loro.

Fra i miti più antichi troviamo quello dei Sumeri, secondo loro: "Gli dei decisero di distruggere l'umanità. Il dio Enlil avvertì Ziusudra della venuta del diluvio parlando ad un muro, mentre Ziusudra lo ascoltava da dietro. Quest'ultimo fu così istruito a costruire una grande nave ed a ospitarvi bestie e volatili, Venne un vento violentissimo ed un diluvio di pioggia coprì la terra per sette giorni e sette notti. Poi Ziusudra aprì una finestra della grande nave e fece entrare la luce del sole e si prostrò al dio sole Utu. Dopo essere arrivato sulla terraferma sacrificò una pecora ed un bue dinnanzi ad Anu ed Enlil. Per aver protetto gli animali ed il seme della razza umana gli fu garantita la vita eterna e fu portato nel Paese di Dilmun, dove sorge il sole". [Hammerly-Dupuy, p. 56; Heidel, pagg. 102-106]

Gli zingari Gypsy della Transilvania ci raccontano invece: "Una volta gli uomini vivevano per sempre e non avevano problemi. La terra donava frutti meravigliosi, la carne cresceva sugli alberi e latte e vino scorrevano in molti fiumi. Un giorno, un uomo anziano arrivò nel paese chiedendo di avere un ricovero per la notte, che una coppia gli diede nella sua casa. Il giorno dopo, mentre partiva, il vecchio disse che sarebbe tornato nove giorni dopo. Diede al padrone di casa un piccolo pesce in un contenitore dicendo che lo avrebbe ricompensato se non lo avesse mangiato e glielo avesse restituito. La moglie pensò che quel pesce doveva essere eccezionalmente buono da mangiare, ma il marito disse che aveva promesso al vecchio di conservarlo e le fece giurare che non lo avrebbe mangiato. Dopo due giorni che ci pensava, la donna cedette alla tentazione e gettò il pesce sui carboni ardenti. Immediatamente fu colpita a morte da un fulmine e cominciò a piovere. I fiumi cominciarono ad esondare, allagando il paese. Il nono giorno il vecchio ritornò e disse al suo ospite che tutti gli esseri viventi sarebbero annegati ma, siccome lui aveva manenuto la sua promessa, si sarebbe salvato. Il vecchio gli disse di prendere moglie, di raccogliere i parenti e di costruire una barca sulla quale loro, gli animali, i semi degli alberi e delle erbe si sarebbero salvati. L'uomo fece tutto questo. Piovve per un anno intero e le acque coprirono tutto. Dopo un anno, le acque si ritirarono, così gli uomini e gli animali poterono sbarcare. Ora dovevano lavorare per guadagnarsi da vivere, ma vennero anche le malattie e la morte. Si moltiplicarono lentamente, tanto che molte migliaia di anni passarono prima che fossero di nuovo tanto numerosi come prima del diluvio. [Frazer, pp. 177-178]

Questa invece è la leggenda dei Masai (Africa orientale): "Tumbainot, un uomo giusto, aveva una moglie di nome Naipande e tre figli, Oshomo, Bartimaro, e Barmao. Quando suo fratello Lengerni morì, Tumbainot, come voleva la consuetudine, sposò la vedova Nahaba-logunja, che gli diede altri tre figli, ma lei si rifiutava di dargli da bere del latte la sera e fondò la propria fattoria. In quel periodo il mondo era molto popoloso e le persone erano peccatori non cosapevoli di Dio. Tuttavia, si astenevano dal delitto, fino a quando un uomo di nome Nambija colpì un altro di nome Suage sulla testa. A questo punto, Dio decise di distruggere tutta l'umanità, tranne Tumbainot perché ai suoi occhi era meritevole di grazia. Dio ordinò Tumbainot di costruire un'arca di legno e di entrare con le sue due mogli, sei figli e le loro mogli, e alcuni degli animali di ogni genere. Quando furono tutti a bordo con le provviste, Dio scatenò una grande pioggia tanto da causare un diluvio e tutti gli altri uomini e bestie annegarono. L'arca andò alla deriva per molto tempo, e le provviste cominciavano a scarseggiare. Finalmente la pioggia si fermò e Tumbainot fece volare una colomba per accertare lo stato del diluvio. La colomba tornò stanca, così Tumbainot capì che non aveva trovato alcun posto dove poggiarsi per riposare. Alcuni giorni dopo, fece volare un avvoltoio, non prima di aver attaccato una freccia ad una delle sue piume della coda in modo che, se l'uccello fosse atterrato, la freccia avrebbe potuto agganciare qualcosa e staccarsi andando persa. L'avvoltoio tornò quella sera e senza la freccia, così che Tumbainot pensò che doveva essere atterrato su qualche carogna, decidendo che il diluvio stava regredendo. L'acqua stava scorrendo via e così l'arca rimase nella steppa permettendo poi ai suoi occupanti di sbarcare. Infine Tumbainot vide quattro arcobaleni, uno in ogni quarto del cielo: significava che l'ira di Dio si era finalmente placata". [Frazer, pp. 330-331]

Lolo (Cina Sudoccidentale): "All'inizio dei tempi, gli uomini erano cattivi. Il patriarca Tse-gu-dzih inviò un messaggero sulla terra, per chiedere un po 'di carne e sangue da un mortale. Solo un uomo, Du-mu , rispettò la sua volontà. Tse-gu-dzih scatenò la sua ira aprendo le cateratte della pioggia e le acque montarono fino al cielo. Du-mu fu salvato in un riparo formato da un albero di Pieris, insieme ai suoi quattro figli, delle lontre, delle anatre selvatiche e delle lamprede (pesci). I popoli civilizzati che possono scrivere discendono dai loro figli; le razze ignoranti discendono dalle statue in legno che Du-mu costruì dopo il diluvio". [Gaster, pp. 99-100]

Rotti (Sudovest di Timor): "In passato il mare inondò la terra e distrusse tutte le piante e gli animali, lasciando oltre il livello delle acque solo il picco di Lakimola. Un uomo con sua moglie e i figli vi trovò rifugio, ma la marea continuò ad aumentare lievemente per alcuni mesi. Così pregarono il mare farli tornare nei loro vecchi letti. Il mare rispose: 'Lo farò se mi darete un animale i cui peli non riuscirò a contare'. Un maiale, una capra, un cane e una gallina fallirono il test, ma quando l'uomo gli gettò un gatto, il mare si ritirò imbarazzato. A quel punto apparve un falco pescatore e gettò della terra secca sulle acque, così la famiglia potè stabilirsi in una nuova casa. Il Signore comandò che il falco pescatore portasse all'uomo ogni tipo di semi perché li coltivasse. Dopo i raccolti, il popolo di Rotti usa ancora oggi fare delle offerte con il riso al Monte Lakimola". [Gaster, p. 103]

Australia occidentale: "Tanto tempo fa due razze, una bianca e una nera, vivevano sulle rive opposte di un grande fiume. All'inizio erano in rapporti amichevoli, si sposavano fra loro e facevano festa insieme. Ma i bianchi erano più potenti, avevano  lance e boomerang migliori, così arrivarono a sentirsi superiori e ruppero le relazioni. Poi incominciò a piovere e piovve per diversi mesi. Il fiume straripò e costrinse i neri a ritirarsi nell'entroterra. Quando le piogge si fermarono e le acque si ritirarono, i neri tornarono per scoprire che i loro vicini erano tutti scomparsi sotto un ampio strato di mare." [Vitaliano, p. 166]

Isole Palau (Micronesia): "Le stelle sono gli occhi brillanti degli dei. Una volta un uomo andò in cielo e rubò uno degli occhi. Gli dei si arrabbiarono molto e vennero sulla terra per punire quel furto. Si traverstirono da uomi comuni ed andarono di porta in porta a elemosinare cibo e alloggio. Ma solo una donna anziana li accolse gentilmente. Così le dissero di preparare una zattera di bambù e di sdraiarvisi sopra e di dormirci la prossima notte di luna piena. Lei lo fece. Poi venne una grande tempesta, il mare si alzò e inondò le isole e distrusse tutto. La donna addormentata andò alla deriva fino a quando i suoi capelli restarono impigliati nei rami di un albero sulla cima del Monte Armlimui. Così gli dei vennero in cerca di lei dopo il diluvio, ma la trovarono morta. Ma una delle donne del popolo degli dei scese dal cielo ed entrò nel suo corpo, ridandole la vita. La dea generò cinque bambini dalla vecchia e poi tornò in cielo. Gli attuali abitanti delle isole sono i discendenti di quei cinque bambini". [Gaster, pp. 112-113; Dixon, p. 257]

Squamish (Columbia Britannica): "Quando gli Squamish videro che il grande diluvio stava arrivando, tennero un consiglio e decisero di fare una canoa gigante. Gli uomini lavorarono giorno e notte per costruire questa canoa, la più grande mai fatta. Le donne fecero una lunga corda di fibre di cedro oliate con cui legarono la canoa ad una gigantesca roccia. Poi misero tutti i bambini nella canoa con cibo e acqua. Infine scelsero un giovane uomo coraggioso e la madre del bambino più piccolo che andarono con loro per accompagnarli e proteggerli. Nessuno pianse quando le acque si alzarono e tutti annegarono. Dopo alcuni giorni, l'uomo vide un puntino emerso molto più a sud. Il giorno dopo si rese conto che era la punta di una montagna, il Monte Baker. Tagliò la corda che legava la canoa e remò in quella direzione, dove costruì una nuova casa. Il contorno della canoa è ancora visibile alla metà di un fianco del Monte Baker". [Clark, pp. 42-43]

Cheyenne (Minnesota): "Il Grande Spirito creò tre tipi di uomini: uomini rossi, bianchi con le teste pelose e gli uomini pelosi con i peli su tutto il corpo. Gli uomini pelosi andarono a sud ma erano sterili e alla fine diminuirono di numero e scomparvero. Gli uomini rossi andarono a sud e il Grande Spirito insegnò loro la cultura. Poi sono andati a nord quando la Grande Medicina disse loro che il sud sarebbe stato allagato. Nel nord, scprirono che gli uomini bianchi erano andati lì e non erano più in grado di parlare con gli animali, anche se potevano ancora controllarli. In seguito, andarono di nuovo a sud, ma ci fu un diluvio che li disperse e non furono mai di nuovo insieme. Viaggiarono in piccoli gruppi verso nord, ma lo trovarono sterile, così tornarono a sud e vissero al meglio delle loro possibilità. Un inverno particolarmente duro ebbe terremoti, eruzioni vulcaniche e inondazioni che distrussero tutti gli alberi. Le persone trascorsero il lungo inverno nelle grotte da dove uscirono affamati nella primavera successiva. La Grande Medicina, per pietà, diede loro il mais e i bufali. Da allora, non ci sono più state carestie o alluvioni". [Erdoes & Ortiz, pp. 112-113]

Jicarilla Apache (Nuovo Messico nordorientale): "Prima che gli Apache emergessero da mondo sotterraneo, c'erano altre persone sulla terra. Dios disse ad un uomo ed una donna anziani che avrebbe piovuto quaranta giorni e notti. I due vecchi avvertirono tutte le persone di andare sulla cima delle quattro montagne (Tsisnatcin, Tsabidzilhi, Becdilhgai, e un'altra non nota) e di non guardare il diluvio o cielo. La gente non credette alla coppia di anziani. Quando arrivò la pioggia, solo poche persone avevano raggiunto le cime delle montagne e avevano chiuso gli occhi. Coloro che guardavano il diluvio vennero trasformati in pesci o in rane (come avevano invece fatto alcuni che furono presi dal diluvio); quelli che avevano guardato il cielo, furono trasformati in un uccelli. Alle persone sedute sulle montagne fu detto, quando avrebbero avuto fame, di pensare al cibo e Dios avrebbe dato loro da mangiare. Dopo ottanta giorni, Dios disse alle 24 persone rimaste di aprire gli occhi e di scendere. Queste 24 persone andarono in 24 montagne. Altre otto persone sopravvissero all'alluvione ed erano in grado di viaggiare, bastava che pensassero a dove volevano andare e si trovarono lì. Queste persone raccontarono agli Apache del diluvio, prima di andare loro stessi su due  montagne. Dios disse loro di rimanere lì fino a quando il mondo non sarà distrutto. Intorno all'anno 2000, quando gli Apache saranno diminuiti di numero, la superficie della terra sarà di nuovo distrutta, ma questa volta dal fuoco". [Opler, pp. 111-113]

Toltechi (Messico): "Uno degli Tezcatlipocas (i figli del Dio originale duale) si trasformò nel Sole e creò i primi esseri umani da mostrare ai suoi fratelli. Gli altri dei, arrabbiati per la sua audacia, mandarono Quetzalcoatl a distruggere il sole e la terra, cosa che ha fatto con un diluvio. Le persone diventarono pesci. Con questo si concluse la prima era . Il secondo, il terzo e il quarto sole finirono, rispettivamente, con il crollo dei cieli, una pioggia di fuoco e venti devastanti". [Leon-Portilla, p. 450]

Maya (Messico e Guatemala): "Nella prima era del mondo vivevano gli Saiyamkoob "gli Aggiustatori" una razza nana che costruì le città ormai in rovina. Lavorarono nelle tenebre, perché il sole non era ancora apparso. Quando apparve, si traformarono in pietra e le loro immagini possono ancora essere trovate tra le rovine. Il cibo per i lavoratori fu calato con una corda dal cielo, ma la corda fu tagliata, il sangue vi scorreva fuori e la terra e il cielo furono separati. Questo periodo si concluse con l'acqua che allagò la terra. I Tsolob "i trasgressori", vissero nel secondo periodo. Anche questi furono distrutti da un'alluvione. I Maya regnarono durante il terzo periodo, ma anche la loro era finì per alluvione. La quarta epoca è l'età attuale ed è popolata da una miscela di tutte le razze precedenti". [Alexander, 1920, p. 153]

Inca (Perù): "Il dio creatore Viracocha creò la terra e il cielo e i giganti di pietra per viverci. Dopo un po' i giganti divennero pigri e litigiosi, così Viracocha decise di distruggerli. Trasformò alcuni di loro in pietra ed ancora esistono le statue di pietra a Tiahuanaco e Pucara. Distrusse poi tutto il resto con una grande inondazione. Quando il diluvio si calmò, lasciò i laghi Titicaca e Poopo e lasciò conchiglie sull'Altiplano ad altitudini di 3660 m. Viracocha salvò due dei giganti di pietra dal diluvio e con il loro aiuto creò le persone della propria dimensione. Si chinò sul Lago Titicaca e tirò fuori il Sole e la Luna per fornire la luce, in modo da poter ammirare la sua nuova creazione. In quei giorni, la Luna era ancora più luminosa del Sole, ma il sole diventò geloso e gettò le ceneri sul volto della Luna". [Gifford, p. 54]

Yamana (Terra del fuoco): "Léxuwakipa, l'ibis dagli occhiali marrone ruggine, sentitosi offeso dal popolo, fece nevicare tanto che il ghiaccio venne a coprire l'intera superficie terrestre. Questo accadde nel momento della Yáiaasága, cioè quando gli uomini rubarono il potere alle donne. Quando il ghiaccio si sciolse, l'acqua rapidamente invase tutta la terra. Le persone si affrettarono alle loro canoe, ma molti non ce la fecero e i più perirono perché non riuscirono a trovare luoghi riparati. Alcune persone raggiunsero le cinque cime che erano rimaste sopra il livello del diluvio. Queste montagne sono state Usláka, Wémarwaia, Auwáratuléra, Welalánux  e Piatuléra. L'acqua rimase alta per due giorni e poi rapidamente si abbassò. I segni delle acque si vedono ancora oggi su quelle montagne. Le poche famiglie sopravvissute ricostruirono le loro capanne sulla riva. Da allora gli uomini governarono sulle donne". [Wilbert, pp. 27-28]

 

 

 

 


			
30
Gen 16

La potenza nucleare degli antichi

In antichi testi indiani come il Karna Parva, ma ancor più dettagliatamente nel Mahabharata e nel Ramayana sono descritti gli effetti di una guerra nucleare. Lo abbiamo capito soltanto dopo il 1945, quando abbiamo visto cosa succede davvero all'esplosione di un'arma nucleare, prima non potevamo saperlo. Fino a 70 anni fa si pensava che fossero storie di fantasia, ma abbiamo capito questi testi solo dopo aver sperimentato noi stessi la forza distruttiva del nucleare. Tuttavia, ci sono anche le prove fisiche di ciò in siti in tutto il mondo. Per restare in India, possiamo citare ad esempio le montagne di Rajmahal, con le sue numerose rovine carbonizzate, oppure più a sud nelle foreste del Deccan, dove sono stati trovati muri vetrificati e sciolti da un grande calore di impossibile origine naturale. Nel Rajasthan è stata scoperta un’area di tre miglia quadrate di ceneri radioattive, ca. 15 chilometri ad ovest di Jodhpur, dove hanno dovuto rinunciare a un progetto di urbanizzazione a causa della pericolosità di quelle antiche radiazioni.

In Africa nella miniera di Oklo in Gabon esiste invece un reattore nucleare naturale dell'età stimata di due miliardi di anni. Ma questa è un'altra cosa.

In ogni caso, quanto sopra è supportato non solo dal ritrovamento di quelle e di altre mura e costruzioni sottoposte ad un immenso calore, ma anche dall'analisi dei carotaggi di antichi ghiacciai, dove si sono ritrovate tracce di piombo rame e stagno di circa 12.000 anni fa.

È degno di nota il fatto che gli Hopi ed altri Popoli Nativi degli USA e del Canada abbiano conservato leggende sull’esistenza di un’antica Età del mondo, in cui gli antenati costruirono grandi città attraverso l’emisfero occidentale e conoscevano come volare per superare grandi distanze.

Le divisioni e la guerra, però, spinsero quei popoli preistorici ad attaccarsi l’un l’altro nei cieli, distruggendo tutto il loro ambiente e costringendo i sopravvissuti alla schiaviù e all’esilio, senza che mai più potessero ricostruire le loro civiltà.Salta all'occhio il fatto che queste vecchie leggende concordino sul periodo in cui si verificarono gli eventi: “prima che ci fossero le montagne di ghiaccio, quando le terre dell’estremo Nord erano ancora coperte da grandi foreste”.

Ora sappiamo, su basi geologiche, che ci furono tre distinti periodi in cui si ebbero tali condizioni di libertà dal ghiaccio alle latitudini boreali, quando le vaste foreste crescevano al di sopra del circolo polare artico: durante il periodo interglaciale Sangamoniano, tra 110000 e 138000 anni fa, nel periodo interglaciale Yarmouth tra 200000 e 380000 anni fa, e nel periodo interglaciale Aftoniano tra 455000 e 620000 anni fa.

Forse i Nativi Americani hanno un ricordo di tempi in cui una civiltà scomparsa si distrusse da sola, centinaia di migliaia d’anni fa, in un’epoca incredibilmente remota?
Come altri esempi, alcuni ricercatori stanno cominciando a mettere in dubbio l’asserzione che molti estesi giacimenti di tektiti (piccoli noduli vetrosi di silicati terrestri misti) ritrovati in vari luoghi e di diverse epoche, fossero il puro risultato di impatti meteoritici naturali. Essi potrebbero essere l’opera artificiale dell’azione umana, il risultato di mega–guerre combattute da civiltà sconosciute in lontanissime epoche?

Alcuni di questi campi di tektiti sono datati geologicamente a 750.000 anni fa, e anche di più. La loro presenza fornisce forse la testimonianza di diversi cicli di cataclismi nucleari, nel lontano passato?

Quindi popolazioni precedenti alla nostra, ma penso più ai loro capi o a quelli che chiamavano dei, avevano dimestichezza con le armi nucleari, le possedevano, ed hanno scatenato un olocausto di dimensioni bibliche, distruggendo la maggior parte dei popoli antichi delle varie epoche e facendo ripiombare i pochi sopravissuti ogni volta di nuovo nell'ignoranza.

Quante volte i conflitti totali possono avere imperversato e distrutto l’umanità nel remoto passato?

Speriamo che i nostri attuali non arrivino a tanto.

Fonte http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=345

30
Gen 16

Nuove antiche piramidi?

Sono convinta che le piramidi, i dolmen, i menhir, le antiche statue ed i circoli di pietra non siano stati formati e posizionati unicamente per il loro valore artistico, ma soprattutto per la loro funzione all'interno della griglia energetica che circonda il pianeta. Come delle stazioni radio che trasmettono la loro energia wireless ed il cui punto centrale sembra essere la grande piramide di Giza.

ancientgrid

Seguendo i punti di energia della griglia potremmo scoprire ancora molte antiche costruzioni che hanno questa funzione.

 

30
Gen 16

Griglia energetica intorno al pianeta

4932862_orig

C'è un'invisibile griglia energetica che circonda il nostro pianeta? Una griglia che cela il segreto per ottenere un potere che può essere usato per il bene o il male?

Nikola Tesla una volta ha detto: “Se volete trovare i segreti dell'universo, pensate in termini di energia, frequenza e vibrazione”.

Oggi sappiamo bene che Tesla aveva ragione. La fisica quantistica ha dimostrato che tutta la materia, fino al suo livello sub-atomico, è energia. Questo include sia la vita senziente e sia gli oggetti inanimati, ma anche le particelle dello spazio.

Nella sua forma solida, la materia quindi emette energia, come infiniti studi hanno dimostrato. E siccome la materia emette energia, è importante che capiamo la griglia energetica che, molti arguiscono, circonda la terra.

Perché è importante? Perché la terra emette energia lungo delle specifiche linee e punti di intersezione, che può essere usata da quegli uomini che sanno come usarla, dando loro un vantaggio rispetto a coloro che ne restano all'oscuro.

- Fonte: http://ancientexplorers.com/blog/ley-lines/#sthash.dL9nvnSb.dpuf