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Feb 16

Leggende e miti sul diluvio universale

Le civiltà antidiluviane sono quelle che esistevano prima del diluvio universale di Noè. Molti pensano che l'umanità avesse raggiunto un avanzato livello di sviluppo tecnologico prima che accadesse il diluvio. Queste presupposizioni sono generalmente basate sulla genealogia biblica, che attesta che il popolo antico viveva approssimativamente 10 volte più a lungo di quanto viviamo oggi. In quei libri sacri è anche sovente citato che Adamo ed Eva avevano un'intelligenza superiore alla media sin quando furono creati adulti, con una conoscenza che gli umani successivi ottennero da questi loro progenitori. Un'altra teoria afferma che la razza prediluviana chiamata Nephilim era superiore agli altri umani sotto ogni punto di vista.

Tutte le legggende sul grande diluvio raccontate dalle popolazioni di tutto il pianeta indicano che vi fossero delle civiltà prima che avvenisse il diluvio. Tuttavia, proprio a causa della distruzione avvenuta con il diluvio, le evidenze rimaste sono ovviamente scarse. In conseguenza del diluvio, la terra fu coperta da metri di sedimenti e si è conservata solo una piccola parte della sky-line precedente. Nondimeno, qualsivoglia civilizzazione veramente avanzata dovrebbe aver lasciato delle tracce o costruzioni che emergono durante degli scavi o anche a causa dell'erosione. Ma il problema è costituito dal fatto che la comunità scientifica è sempre molto veloce a screditare tutti quegli artefatti che metterebbero in discussione la loro presupposta interpretazione di quei fossili od oggetti rinvenuti in sedimenti molto antichi.

Sull'argomento ci sono moltissimi miti e leggende che, stranamente, sembrano avere una matrice comune anche se i popoli che li raccontavano erano e sono geograficamente molto distanti fra loro.

Fra i miti più antichi troviamo quello dei Sumeri, secondo loro: "Gli dei decisero di distruggere l'umanità. Il dio Enlil avvertì Ziusudra della venuta del diluvio parlando ad un muro, mentre Ziusudra lo ascoltava da dietro. Quest'ultimo fu così istruito a costruire una grande nave ed a ospitarvi bestie e volatili, Venne un vento violentissimo ed un diluvio di pioggia coprì la terra per sette giorni e sette notti. Poi Ziusudra aprì una finestra della grande nave e fece entrare la luce del sole e si prostrò al dio sole Utu. Dopo essere arrivato sulla terraferma sacrificò una pecora ed un bue dinnanzi ad Anu ed Enlil. Per aver protetto gli animali ed il seme della razza umana gli fu garantita la vita eterna e fu portato nel Paese di Dilmun, dove sorge il sole". [Hammerly-Dupuy, p. 56; Heidel, pagg. 102-106]

Gli zingari Gypsy della Transilvania ci raccontano invece: "Una volta gli uomini vivevano per sempre e non avevano problemi. La terra donava frutti meravigliosi, la carne cresceva sugli alberi e latte e vino scorrevano in molti fiumi. Un giorno, un uomo anziano arrivò nel paese chiedendo di avere un ricovero per la notte, che una coppia gli diede nella sua casa. Il giorno dopo, mentre partiva, il vecchio disse che sarebbe tornato nove giorni dopo. Diede al padrone di casa un piccolo pesce in un contenitore dicendo che lo avrebbe ricompensato se non lo avesse mangiato e glielo avesse restituito. La moglie pensò che quel pesce doveva essere eccezionalmente buono da mangiare, ma il marito disse che aveva promesso al vecchio di conservarlo e le fece giurare che non lo avrebbe mangiato. Dopo due giorni che ci pensava, la donna cedette alla tentazione e gettò il pesce sui carboni ardenti. Immediatamente fu colpita a morte da un fulmine e cominciò a piovere. I fiumi cominciarono ad esondare, allagando il paese. Il nono giorno il vecchio ritornò e disse al suo ospite che tutti gli esseri viventi sarebbero annegati ma, siccome lui aveva manenuto la sua promessa, si sarebbe salvato. Il vecchio gli disse di prendere moglie, di raccogliere i parenti e di costruire una barca sulla quale loro, gli animali, i semi degli alberi e delle erbe si sarebbero salvati. L'uomo fece tutto questo. Piovve per un anno intero e le acque coprirono tutto. Dopo un anno, le acque si ritirarono, così gli uomini e gli animali poterono sbarcare. Ora dovevano lavorare per guadagnarsi da vivere, ma vennero anche le malattie e la morte. Si moltiplicarono lentamente, tanto che molte migliaia di anni passarono prima che fossero di nuovo tanto numerosi come prima del diluvio. [Frazer, pp. 177-178]

Questa invece è la leggenda dei Masai (Africa orientale): "Tumbainot, un uomo giusto, aveva una moglie di nome Naipande e tre figli, Oshomo, Bartimaro, e Barmao. Quando suo fratello Lengerni morì, Tumbainot, come voleva la consuetudine, sposò la vedova Nahaba-logunja, che gli diede altri tre figli, ma lei si rifiutava di dargli da bere del latte la sera e fondò la propria fattoria. In quel periodo il mondo era molto popoloso e le persone erano peccatori non cosapevoli di Dio. Tuttavia, si astenevano dal delitto, fino a quando un uomo di nome Nambija colpì un altro di nome Suage sulla testa. A questo punto, Dio decise di distruggere tutta l'umanità, tranne Tumbainot perché ai suoi occhi era meritevole di grazia. Dio ordinò Tumbainot di costruire un'arca di legno e di entrare con le sue due mogli, sei figli e le loro mogli, e alcuni degli animali di ogni genere. Quando furono tutti a bordo con le provviste, Dio scatenò una grande pioggia tanto da causare un diluvio e tutti gli altri uomini e bestie annegarono. L'arca andò alla deriva per molto tempo, e le provviste cominciavano a scarseggiare. Finalmente la pioggia si fermò e Tumbainot fece volare una colomba per accertare lo stato del diluvio. La colomba tornò stanca, così Tumbainot capì che non aveva trovato alcun posto dove poggiarsi per riposare. Alcuni giorni dopo, fece volare un avvoltoio, non prima di aver attaccato una freccia ad una delle sue piume della coda in modo che, se l'uccello fosse atterrato, la freccia avrebbe potuto agganciare qualcosa e staccarsi andando persa. L'avvoltoio tornò quella sera e senza la freccia, così che Tumbainot pensò che doveva essere atterrato su qualche carogna, decidendo che il diluvio stava regredendo. L'acqua stava scorrendo via e così l'arca rimase nella steppa permettendo poi ai suoi occupanti di sbarcare. Infine Tumbainot vide quattro arcobaleni, uno in ogni quarto del cielo: significava che l'ira di Dio si era finalmente placata". [Frazer, pp. 330-331]

Lolo (Cina Sudoccidentale): "All'inizio dei tempi, gli uomini erano cattivi. Il patriarca Tse-gu-dzih inviò un messaggero sulla terra, per chiedere un po 'di carne e sangue da un mortale. Solo un uomo, Du-mu , rispettò la sua volontà. Tse-gu-dzih scatenò la sua ira aprendo le cateratte della pioggia e le acque montarono fino al cielo. Du-mu fu salvato in un riparo formato da un albero di Pieris, insieme ai suoi quattro figli, delle lontre, delle anatre selvatiche e delle lamprede (pesci). I popoli civilizzati che possono scrivere discendono dai loro figli; le razze ignoranti discendono dalle statue in legno che Du-mu costruì dopo il diluvio". [Gaster, pp. 99-100]

Rotti (Sudovest di Timor): "In passato il mare inondò la terra e distrusse tutte le piante e gli animali, lasciando oltre il livello delle acque solo il picco di Lakimola. Un uomo con sua moglie e i figli vi trovò rifugio, ma la marea continuò ad aumentare lievemente per alcuni mesi. Così pregarono il mare farli tornare nei loro vecchi letti. Il mare rispose: 'Lo farò se mi darete un animale i cui peli non riuscirò a contare'. Un maiale, una capra, un cane e una gallina fallirono il test, ma quando l'uomo gli gettò un gatto, il mare si ritirò imbarazzato. A quel punto apparve un falco pescatore e gettò della terra secca sulle acque, così la famiglia potè stabilirsi in una nuova casa. Il Signore comandò che il falco pescatore portasse all'uomo ogni tipo di semi perché li coltivasse. Dopo i raccolti, il popolo di Rotti usa ancora oggi fare delle offerte con il riso al Monte Lakimola". [Gaster, p. 103]

Australia occidentale: "Tanto tempo fa due razze, una bianca e una nera, vivevano sulle rive opposte di un grande fiume. All'inizio erano in rapporti amichevoli, si sposavano fra loro e facevano festa insieme. Ma i bianchi erano più potenti, avevano  lance e boomerang migliori, così arrivarono a sentirsi superiori e ruppero le relazioni. Poi incominciò a piovere e piovve per diversi mesi. Il fiume straripò e costrinse i neri a ritirarsi nell'entroterra. Quando le piogge si fermarono e le acque si ritirarono, i neri tornarono per scoprire che i loro vicini erano tutti scomparsi sotto un ampio strato di mare." [Vitaliano, p. 166]

Isole Palau (Micronesia): "Le stelle sono gli occhi brillanti degli dei. Una volta un uomo andò in cielo e rubò uno degli occhi. Gli dei si arrabbiarono molto e vennero sulla terra per punire quel furto. Si traverstirono da uomi comuni ed andarono di porta in porta a elemosinare cibo e alloggio. Ma solo una donna anziana li accolse gentilmente. Così le dissero di preparare una zattera di bambù e di sdraiarvisi sopra e di dormirci la prossima notte di luna piena. Lei lo fece. Poi venne una grande tempesta, il mare si alzò e inondò le isole e distrusse tutto. La donna addormentata andò alla deriva fino a quando i suoi capelli restarono impigliati nei rami di un albero sulla cima del Monte Armlimui. Così gli dei vennero in cerca di lei dopo il diluvio, ma la trovarono morta. Ma una delle donne del popolo degli dei scese dal cielo ed entrò nel suo corpo, ridandole la vita. La dea generò cinque bambini dalla vecchia e poi tornò in cielo. Gli attuali abitanti delle isole sono i discendenti di quei cinque bambini". [Gaster, pp. 112-113; Dixon, p. 257]

Squamish (Columbia Britannica): "Quando gli Squamish videro che il grande diluvio stava arrivando, tennero un consiglio e decisero di fare una canoa gigante. Gli uomini lavorarono giorno e notte per costruire questa canoa, la più grande mai fatta. Le donne fecero una lunga corda di fibre di cedro oliate con cui legarono la canoa ad una gigantesca roccia. Poi misero tutti i bambini nella canoa con cibo e acqua. Infine scelsero un giovane uomo coraggioso e la madre del bambino più piccolo che andarono con loro per accompagnarli e proteggerli. Nessuno pianse quando le acque si alzarono e tutti annegarono. Dopo alcuni giorni, l'uomo vide un puntino emerso molto più a sud. Il giorno dopo si rese conto che era la punta di una montagna, il Monte Baker. Tagliò la corda che legava la canoa e remò in quella direzione, dove costruì una nuova casa. Il contorno della canoa è ancora visibile alla metà di un fianco del Monte Baker". [Clark, pp. 42-43]

Cheyenne (Minnesota): "Il Grande Spirito creò tre tipi di uomini: uomini rossi, bianchi con le teste pelose e gli uomini pelosi con i peli su tutto il corpo. Gli uomini pelosi andarono a sud ma erano sterili e alla fine diminuirono di numero e scomparvero. Gli uomini rossi andarono a sud e il Grande Spirito insegnò loro la cultura. Poi sono andati a nord quando la Grande Medicina disse loro che il sud sarebbe stato allagato. Nel nord, scprirono che gli uomini bianchi erano andati lì e non erano più in grado di parlare con gli animali, anche se potevano ancora controllarli. In seguito, andarono di nuovo a sud, ma ci fu un diluvio che li disperse e non furono mai di nuovo insieme. Viaggiarono in piccoli gruppi verso nord, ma lo trovarono sterile, così tornarono a sud e vissero al meglio delle loro possibilità. Un inverno particolarmente duro ebbe terremoti, eruzioni vulcaniche e inondazioni che distrussero tutti gli alberi. Le persone trascorsero il lungo inverno nelle grotte da dove uscirono affamati nella primavera successiva. La Grande Medicina, per pietà, diede loro il mais e i bufali. Da allora, non ci sono più state carestie o alluvioni". [Erdoes & Ortiz, pp. 112-113]

Jicarilla Apache (Nuovo Messico nordorientale): "Prima che gli Apache emergessero da mondo sotterraneo, c'erano altre persone sulla terra. Dios disse ad un uomo ed una donna anziani che avrebbe piovuto quaranta giorni e notti. I due vecchi avvertirono tutte le persone di andare sulla cima delle quattro montagne (Tsisnatcin, Tsabidzilhi, Becdilhgai, e un'altra non nota) e di non guardare il diluvio o cielo. La gente non credette alla coppia di anziani. Quando arrivò la pioggia, solo poche persone avevano raggiunto le cime delle montagne e avevano chiuso gli occhi. Coloro che guardavano il diluvio vennero trasformati in pesci o in rane (come avevano invece fatto alcuni che furono presi dal diluvio); quelli che avevano guardato il cielo, furono trasformati in un uccelli. Alle persone sedute sulle montagne fu detto, quando avrebbero avuto fame, di pensare al cibo e Dios avrebbe dato loro da mangiare. Dopo ottanta giorni, Dios disse alle 24 persone rimaste di aprire gli occhi e di scendere. Queste 24 persone andarono in 24 montagne. Altre otto persone sopravvissero all'alluvione ed erano in grado di viaggiare, bastava che pensassero a dove volevano andare e si trovarono lì. Queste persone raccontarono agli Apache del diluvio, prima di andare loro stessi su due  montagne. Dios disse loro di rimanere lì fino a quando il mondo non sarà distrutto. Intorno all'anno 2000, quando gli Apache saranno diminuiti di numero, la superficie della terra sarà di nuovo distrutta, ma questa volta dal fuoco". [Opler, pp. 111-113]

Toltechi (Messico): "Uno degli Tezcatlipocas (i figli del Dio originale duale) si trasformò nel Sole e creò i primi esseri umani da mostrare ai suoi fratelli. Gli altri dei, arrabbiati per la sua audacia, mandarono Quetzalcoatl a distruggere il sole e la terra, cosa che ha fatto con un diluvio. Le persone diventarono pesci. Con questo si concluse la prima era . Il secondo, il terzo e il quarto sole finirono, rispettivamente, con il crollo dei cieli, una pioggia di fuoco e venti devastanti". [Leon-Portilla, p. 450]

Maya (Messico e Guatemala): "Nella prima era del mondo vivevano gli Saiyamkoob "gli Aggiustatori" una razza nana che costruì le città ormai in rovina. Lavorarono nelle tenebre, perché il sole non era ancora apparso. Quando apparve, si traformarono in pietra e le loro immagini possono ancora essere trovate tra le rovine. Il cibo per i lavoratori fu calato con una corda dal cielo, ma la corda fu tagliata, il sangue vi scorreva fuori e la terra e il cielo furono separati. Questo periodo si concluse con l'acqua che allagò la terra. I Tsolob "i trasgressori", vissero nel secondo periodo. Anche questi furono distrutti da un'alluvione. I Maya regnarono durante il terzo periodo, ma anche la loro era finì per alluvione. La quarta epoca è l'età attuale ed è popolata da una miscela di tutte le razze precedenti". [Alexander, 1920, p. 153]

Inca (Perù): "Il dio creatore Viracocha creò la terra e il cielo e i giganti di pietra per viverci. Dopo un po' i giganti divennero pigri e litigiosi, così Viracocha decise di distruggerli. Trasformò alcuni di loro in pietra ed ancora esistono le statue di pietra a Tiahuanaco e Pucara. Distrusse poi tutto il resto con una grande inondazione. Quando il diluvio si calmò, lasciò i laghi Titicaca e Poopo e lasciò conchiglie sull'Altiplano ad altitudini di 3660 m. Viracocha salvò due dei giganti di pietra dal diluvio e con il loro aiuto creò le persone della propria dimensione. Si chinò sul Lago Titicaca e tirò fuori il Sole e la Luna per fornire la luce, in modo da poter ammirare la sua nuova creazione. In quei giorni, la Luna era ancora più luminosa del Sole, ma il sole diventò geloso e gettò le ceneri sul volto della Luna". [Gifford, p. 54]

Yamana (Terra del fuoco): "Léxuwakipa, l'ibis dagli occhiali marrone ruggine, sentitosi offeso dal popolo, fece nevicare tanto che il ghiaccio venne a coprire l'intera superficie terrestre. Questo accadde nel momento della Yáiaasága, cioè quando gli uomini rubarono il potere alle donne. Quando il ghiaccio si sciolse, l'acqua rapidamente invase tutta la terra. Le persone si affrettarono alle loro canoe, ma molti non ce la fecero e i più perirono perché non riuscirono a trovare luoghi riparati. Alcune persone raggiunsero le cinque cime che erano rimaste sopra il livello del diluvio. Queste montagne sono state Usláka, Wémarwaia, Auwáratuléra, Welalánux  e Piatuléra. L'acqua rimase alta per due giorni e poi rapidamente si abbassò. I segni delle acque si vedono ancora oggi su quelle montagne. Le poche famiglie sopravvissute ricostruirono le loro capanne sulla riva. Da allora gli uomini governarono sulle donne". [Wilbert, pp. 27-28]

 

 

 

 



			

2 Responses for "Leggende e miti sul diluvio universale"

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