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Gen 16

La potenza nucleare degli antichi

In antichi testi indiani come il Karna Parva, ma ancor più dettagliatamente nel Mahabharata e nel Ramayana sono descritti gli effetti di una guerra nucleare. Lo abbiamo capito soltanto dopo il 1945, quando abbiamo visto cosa succede davvero all'esplosione di un'arma nucleare, prima non potevamo saperlo. Fino a 70 anni fa si pensava che fossero storie di fantasia, ma abbiamo capito questi testi solo dopo aver sperimentato noi stessi la forza distruttiva del nucleare. Tuttavia, ci sono anche le prove fisiche di ciò in siti in tutto il mondo. Per restare in India, possiamo citare ad esempio le montagne di Rajmahal, con le sue numerose rovine carbonizzate, oppure più a sud nelle foreste del Deccan, dove sono stati trovati muri vetrificati e sciolti da un grande calore di impossibile origine naturale. Nel Rajasthan è stata scoperta un’area di tre miglia quadrate di ceneri radioattive, ca. 15 chilometri ad ovest di Jodhpur, dove hanno dovuto rinunciare a un progetto di urbanizzazione a causa della pericolosità di quelle antiche radiazioni.

In Africa nella miniera di Oklo in Gabon esiste invece un reattore nucleare naturale dell'età stimata di due miliardi di anni. Ma questa è un'altra cosa.

In ogni caso, quanto sopra è supportato non solo dal ritrovamento di quelle e di altre mura e costruzioni sottoposte ad un immenso calore, ma anche dall'analisi dei carotaggi di antichi ghiacciai, dove si sono ritrovate tracce di piombo rame e stagno di circa 12.000 anni fa.

È degno di nota il fatto che gli Hopi ed altri Popoli Nativi degli USA e del Canada abbiano conservato leggende sull’esistenza di un’antica Età del mondo, in cui gli antenati costruirono grandi città attraverso l’emisfero occidentale e conoscevano come volare per superare grandi distanze.

Le divisioni e la guerra, però, spinsero quei popoli preistorici ad attaccarsi l’un l’altro nei cieli, distruggendo tutto il loro ambiente e costringendo i sopravvissuti alla schiaviù e all’esilio, senza che mai più potessero ricostruire le loro civiltà.Salta all'occhio il fatto che queste vecchie leggende concordino sul periodo in cui si verificarono gli eventi: “prima che ci fossero le montagne di ghiaccio, quando le terre dell’estremo Nord erano ancora coperte da grandi foreste”.

Ora sappiamo, su basi geologiche, che ci furono tre distinti periodi in cui si ebbero tali condizioni di libertà dal ghiaccio alle latitudini boreali, quando le vaste foreste crescevano al di sopra del circolo polare artico: durante il periodo interglaciale Sangamoniano, tra 110000 e 138000 anni fa, nel periodo interglaciale Yarmouth tra 200000 e 380000 anni fa, e nel periodo interglaciale Aftoniano tra 455000 e 620000 anni fa.

Forse i Nativi Americani hanno un ricordo di tempi in cui una civiltà scomparsa si distrusse da sola, centinaia di migliaia d’anni fa, in un’epoca incredibilmente remota?
Come altri esempi, alcuni ricercatori stanno cominciando a mettere in dubbio l’asserzione che molti estesi giacimenti di tektiti (piccoli noduli vetrosi di silicati terrestri misti) ritrovati in vari luoghi e di diverse epoche, fossero il puro risultato di impatti meteoritici naturali. Essi potrebbero essere l’opera artificiale dell’azione umana, il risultato di mega–guerre combattute da civiltà sconosciute in lontanissime epoche?

Alcuni di questi campi di tektiti sono datati geologicamente a 750.000 anni fa, e anche di più. La loro presenza fornisce forse la testimonianza di diversi cicli di cataclismi nucleari, nel lontano passato?

Quindi popolazioni precedenti alla nostra, ma penso più ai loro capi o a quelli che chiamavano dei, avevano dimestichezza con le armi nucleari, le possedevano, ed hanno scatenato un olocausto di dimensioni bibliche, distruggendo la maggior parte dei popoli antichi delle varie epoche e facendo ripiombare i pochi sopravissuti ogni volta di nuovo nell'ignoranza.

Quante volte i conflitti totali possono avere imperversato e distrutto l’umanità nel remoto passato?

Speriamo che i nostri attuali non arrivino a tanto.

Fonte http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=345